Ancora una volta l'ortodossia animalista arriva a colpire, con il più masochistico dei tafazzismi, un uomo che si è indiscutibilmente e soprattutto fattivamente distinto (con azioni e soldi propri) nella tutela, nel salvataggio, nell'amore per gli animali. Vigliaccamente poi, visto che è morto.
La perfezione non esiste. È vero che la coerenza assoluta è una grande dote, così come l'odore di santità per i Beati, ma è pur vero che addirittura la canonizzazione perdona i peccatori che poi hanno fatto cose da Santi.
L'animalismo integralista no. Per esso pare innanzitutto fondamentale il gesto, l'apparenza, l'ipocrisia della forma: essere vegani, coprirsi con fibre vegetali, dimenticare ogni cibo collegato agli animali, comprese le uova da galline libere e felici (che le fanno in ogni caso).
Se poi si salvano direttamente animali o no, ci si sveni personalmente per spese veterinarie e mantenimento, non si conosca la parola "ferie" per accudire animali per certa "intelligentia" è così meno importante che certi "veri animalisti" si dimenticano di farlo.
"Chi salva una vita salva il mondo intero" dice un vecchio adagio. Dovremmo ricordarlo di più, insieme al fatto che il primo avversario non è una gara di coerenza fra animalisti, ma prioritariamente la cultura di indifferenza al dolore, crudeltà e abbandono che ancora circonda gli animali. Non riconoscere il contributo dato alla causa da ognuno che fa qualcosa, pretendendo la coerenza assoluta o niente, significa dare spazio a quella immagine di fanatismo ed estremismo che viene poi facilmente enfatizzata dando alibi, pretesto e a volte un po' ragione a chi ha interesse a marginalizzare le giuste e sacrosante istanze a tutela degli animali.
È giusto tendere alla perfezione essendo però consapevoli che, nella natura umana, non esiste. È importante apprezzare ogni attenzione, ogni gesto compassionevole nei confronti degli animali, da dovunque e da chiunque esso provenga.
Credit: Image ALAIN DELON SPORCATO by Marco Bravi

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