E, DI COLPO, È TUTTO CHIARO

Per quei generali non eri il capitano valoroso che dicevano mentre ti appuntavano qualche medaglia  dopo che avevi dimostrato il coraggio del combattente. Eri solo la carne da cannone dietro la quale si coprivano vigliaccamente durante le battaglie per poi uscire, dopo, alla fine degli scontri, ripulendo le stellette e seguendo il carro di chi aveva vinto, chiunque fosse. 

E, di colpo, è tutto chiaro. Prendono forma quegli spettri che insistevano a dirti che non erano reali, cominciano ad aver senso quei bisbigli sussurrati da bocche false che cambiavano forma quando ne incrociavi lo sguardo: eri tu il sacrificio necessario per scaricare le colpe e per salvare le terga a chi si barcamena con continui espedienti da una parte all'altra, condannando ufficialmente per poi trattare e riabilitare, di nascosto, con promesse vacue nelle segrete e buie stanze.

Ora, alzate le tende, filtra la luce della verità e mostra le miserie, gli inganni, le trame e che tutto quello che avevi cercato di trasformare in oro ha assunto il giallo dello stantio, del decrepito, dello sporco.

Smarrito, ma nella indecifrabile serenità che si prova quando si esce dalla nebbia, oggi osservi lo squallore di sguardi abbassati e sei in qualche modo grato a chi, con la schiettezza dell'ahilui sfruttata ingenuità, ti ha messo davanti alla cruda realtà. Che fa male e sempre purtroppo molto più schifo di quello che viene solo patinato da ripetitivi proclami e dai patetici appelli allo spirito di squadre che esistono solo finché si segue, muti e chinati come gonzi, il pastore, l'uomo ombra.

Resterai lì, sospeso, finché quella luce diventerà bagliore accecante e tu, con i pochi che non sono fuggiti tremebondi, semplicemente sparirai come gli ori conquistati per la causa che, invece, finiranno spartiti fra meretrici, ruffiani, lacchè e la varia meschina umanità di basso livello che consente la sopravvivenza di chi, non per ideali ma per potere, rimane sempre in piedi.

SI ACCENTUA LA DERIVA AUTORITARIA DELLA “NUOVA” ENPA NAZIONALE. ORA SCIOGLIE LE SEZIONI SCOMODE !

SPECIE SE CON OTTIMI RISULTATI ED APPETIBILI RISORSE: SI PARTE DA TORINO, PER "RIORGANIZZARLA"

Dopo aver cercato di mettere a tacere chi ha sollevato gravi problematiche, colpo di mano in salsa autoritaria su una delle più grandi Sezioni ENPA d’Italia, sia in termini di soci che di attività operative. 

Si mostra in tutta la sua evidenza il sempre più inconsistente pretesto della mia “sospensione a tempo indefinito” che mi estromette dal controllo e dal diritto di critica propri della carica elettiva (fra l’altro bloccando tutti i canali interni di comunicazione) di un dirigente nazionale, dichiarandolo “assente” a riunioni nazionali a cui non viene convocato. Provvedimento che assume ormai toni da operetta per quanto è immotivato, visto che nessuna calunnia né diffamazione - nei confronti di persone e tantomeno dell’ente – né mi è stata contestata né può essermi attribuita, visto che ho espresso solo opinioni e fatti inconfutabili.

Oltre a tenermi lontano da conoscenza di fatti e decisioni per tappare i buchi solo in questi giorni emerge lampante il premeditato fine che c’era sotto. Ciò vedendo gli esiti di una riunione del 15 settembre 2024 che può definirsi “fantasma” perché viene comunicata mesi dopo, con un verbale in cui risulto assente.

E cosa hanno deciso Carla Rocchi, Paola Tintori, Saverio Capriglione, Giusy D'Angelo, Giuseppe Fascì, Romano Giovannoni, Viviana Pia Vaccari tenendolo nascosto per oltre due mesi? Lo scioglimento del Consiglio Direttivo della Sezione di Torino, quello democraticamente eletto, operante con efficacia e i conti in ordine da oltre 10 anni.

Perso ormai ogni senso del grottesco, la motivazione pretestuosa non c’entra nulla con il sottoscritto: è la "riorganizzazione come Sede di Area", stravolgendo completamente tale istituto statutario. Esso infatti (ad oggi mai applicato!) era previsto nell’ottica che, per efficienza organizzativa, Sezioni grandi limitrofe a Sezioni più piccole potessero inglobarsi in un’unica sezione di Area.

In questo teatrino dell'assurdo, anziché applicare il modello virtuoso sviluppato a Torino alle realtà più ridotte, il pretestuoso efficientamento rende evidente il vero obiettivo, “dimenticando” la presenza di altre Sezioni in zona ed affidando la gestione a chi ha gestito l’unica piccola sezione inglobata (Val della Torre).

Di essa va ricordata la genesi: una sezione nata a suo tempo in totale assenza di un tessuto associativo e gravitante unicamente intorno ad un canile acquistato per almeno 2/300.000 euro pagati (?) con i soldi di ENPA nazionale. Inutile, in una zona dove ce n’erano già altri storici e finalizzato al costosissimo capriccio di un inconcludente “centro di riabilitazione cani problematici” mai realizzato, diventando un normale canile rifugio che sottraeva risorse e convenzioni ai preesistenti. Tale impianto, per qualità della costruzione comunque valido, nel tempo per sciatteria è diventato più consono ad un rifugio per senzatetto umani (pare anche ospitandone) con un degrado strutturale importante che ha comportato incidenti agli ospiti, cause di lavoro per inadempienze e denunciati pagamenti in nero, maturando posizioni debitorie che ora, di fatto, dovranno essere coperte con le risorse della virtuosa Sezione di Torino. Tutto ovviamente documentato e dimostrabile.

Questo è il concetto di efficienza del nostro illuminato Organo di Amministrazione nazionale o semplicemente il suo supino appiattimento all’ennesimo sotterfugio per appropriarsi del lavoro e dei risultati di un Direttivo (quello di Torino) che ha operato negli ultimi 10 anni sempre bene, unito, affiatato, con coscienza e trasparenza nel rigoroso volontariato gratuito che ormai sembra passato di moda? Pare sia quest’ultima l’unica e consunta chiave di “successo” di certi personaggetti.

Un’ultima annotazione: in data 23 ottobre (quindi già formalmente sotto il controllo occulto del nuovo delegato) dai social della sezione di Torino viene emesso un sibillino comunicato di presa di distanza dal Presidente, prontamente diffuso alle Sezioni dalla Sede Centrale, firmato “volontari e dipendenti”. Peccato che molti di essi, anche nel Direttivo, non fossero a conoscenza di questa iniziativa, né del fatto che la Sede Centrale avesse richiesto ai dipendenti tutte le credenziali d’accesso agli strumenti di comunicazione della Sezione. Strane combinazioni, vero?

Credo sia il tempo che le Sezioni locali, che costituiscono il maggioritario tessuto sano dell’associazione, prendano coscienza di come l’ente viene ora gestito a livello nazionale. È ora di andare oltre il proprio giardinetto e pensare di dotarsi, in futuro, di una vera rappresentanza del vero e disinteressato volontariato gratuito motore dell’associazione, priva di qualsivoglia conflitto d’interesse e che dimostri le proprie competenze valorizzando le competenze sul territorio.

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LA SODDISFAZIONE DEI LADRI

Le conquiste a cui si arriva con l’onesto lavoro, l'esperienza e la competenza danno il senso e l’appagamento della vita. Non ho quindi mai compreso la soddisfazione dei ladri, includendo con questo termine tutti coloro che vìolano le cose costruite, ideate, sognate in ogni modo o campo.

Perché certe volte il piede di porco e le chiavi false vengono più subdolamente ed ipocritamente sostituite da accrocchi burocratici, strumentalizzazioni volgari, sotterfugi perfidi sostenuti ed acclamati da quei deretani troppo sensibili a lingue adulanti e meretrici.  

Delinquenti comuni ed usurpatori alla fine sono della stessa pasta: bari che sanno vincere solo co

n il gioco sporco, i bluff, le mitomanie dell’apparire e dell’avere tutto ciò che prima hanno invidiato e poi ottenuto con trame nell’ombra, inganni ed intrighi. Li riconosci perché, anche se si danno una ripulita, quando hanno ottenuto il maltolto sono come gli arricchiti, che lo usano e l’ostentano con ignorante presunzione ed arroganza autoritaria, perché l’inesistente autorevolezza possono al massimo scimmiottarla, rimanendo comunque omuncoli, donnette o le ambigue vie di mezzo di sempre.

Perché i sistemi collettivi corrotti prevalgono e la delinquenza dilaga? Per la responsabilità oggettiva e determinante dei “sordomuti sociali”, resi tali da ipocrisia ed opportunismi. Poveri stolti intimiditi che non comprendono che la complicità derivante dalla loro insipienza e dal loro silenzio prima o poi gli si ritorcerà contro, quando toccherà a loro veder rubato, spazzato via tutto quello che hanno costruito con impegno e fatica. E cercando di rimandare quel momento scelgono di nascondersi come sorci, prendendo quella via del compromesso con se stessi che si traduce, con la loro precisa responsabilità, in legittimazione della corruzione come stile di vita.

Finché i coraggiosi idealisti rimarranno minoranza, apprezzata ed ammirata - ma da lontano, che non si sappia per carità – e celebrata solo quando salta in aria, niente cambierà.

STALLI TEMPORANEI: CARITATEVOLI DISPONIBILITÀ O POZZI SENZA FONDO?

È una storia piccola, insignificante per i più, ma che colpisce come un pugno allo stomaco: Toby aveva smesso di salutare.

Tutti noi che frequentiamo i luoghi dove si detengono temporaneamente, a vario titolo gli animali, conosciamo la loro naturale propensione al farsi vedere, quasi a salutarci, a chiederci di portarli via da quel luogo. Anche Toby lo faceva, in quanto non apparteneva a quella minoranza che sta in disparte per paure indotte da maltrattamento. Poi, dopo 3 anni in quel luogo finalizzato a sostenere l'egoismo di chi vive di carità pelosa, ha semplicemente smesso, come rassegnato ad un futuro di prigionia che gli era stato imposto per la sola colpa di essere un randagio libero ed indipendente. Dopo un lungo e disagevole trasferimento di 1000 chilometri, condannato ad un "fine pena mai" in uno stallo, per di più a pagamento.

Da veri amanti disinteressati degli animali urge una riflessione: quando interferiamo nella vita di un animale, dobbiamo farlo senza approssimazione e SOLO se abbiamo la certezza preventiva di migliorarla. E ciò include, necessariamente, non solo il cibo e le cure, ma anche la qualità della vita e la libertà. L'amore in affitto è solo umano e si chiama prostituzione. Gli animali vanno sottratti dagli speculatori e dai falsi buoni che si lucidano la coscienza dando amore a termine. 

Ripensando forse il concetto stesso di gestione del randagismo. Animali non come pacchi da trasferire, da stoccare da qualche parte in attesa di improbabili "clienti" (adottanti consapevoli) per toglierli dagli occhi e dai costi della comunità che li produce. Al contrario: lì dove il bubbone cresce va fatto esplodere, mettendo di fronte gli stakeholders e le Amministrazioni ad interventi efficaci di prevenzione che non sono i trasferimenti, ma diffuse campagne di sterilizzazione e rigorosa applicazione dell'anagrafe canina.

Un approccio molto diverso da quello pietistico e meramente assistenziale sempre più diffuso che acuisce il fenomeno perché non lo risolve alla radice.

Toby? Nel frattempo è morto là, dietro le sbarre, probabilmente con il ricordo di quelle colline su cui felice e libero scorrazzava finché, con una falsa promessa, quella "signora" non lo portò qui, al freddo.

Immagine di repertorio dal WEB

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