Visualizzazione post con etichetta Società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Società. Mostra tutti i post

ENPA NAZIONALE: QUALE SQUADRA PER L’ORGANISMO DI AMMINISTRAZIONE? LA SCEGLIETE VOI, PURCHE’ NON SIA ETERO-DIRETTA!

Dopo la mia candidatura a Presidente Nazionale ( VEDI QUI) e anche nell’Organo di Amministrazione,  molti mi hanno chiesto qual è il mio orientamento per la contestuale elezione di questo Organo che chiede, ad ogni socio, la scelta multipla di un massimo di 8 (ma anche solo un paio) su 12 candidati.

Quale squadra indico? NESSUNA, perché sarebbe cafone ed irrispettoso formare una squadra completa con conseguente indicazione di esclusione di altri. Innanzitutto nei confronti di chi si è messo in gioco candidandosi, in secondo luogo per rispetto della scelta, differenziata e libera, del singolo socio elettore.

Il mio consiglio si ferma all’indicazione di includerci entrambi ma, primo fra tutti, DANIELE CAVAZZANA per una questione di preziosa competenza al servizio dell’ente. Se l'elettore vuole ampliare la sua scelta di opzioni, nel mio pensiero, tutti gli altri candidati all'OdA hanno pari dignità e conoscenza della materia. L’unico elemento importante è che i prescelti DA VOI portino con sé la risorsa essenziale di un pensiero autonomo, che insomma non siano pedine eterodirette dall’esterno o da qualche gruppo d’interesse.

Anche perché nella mia visione programmatica c’è la restituzione di valore, autorevolezza e peso decisionale a questa importante componente associativa che deve smettere di essere il passivo organo ratificante le decisioni della Presidenza e della Direzione, MA TORNARE AD ESSERE RAPPRESENTANZA QUALIFICATA DELLE SEZIONI E DELLE REGIONI DOVE L’ENTE È PRESENTE. 

Solo così sarà squadra e non clan.

MARCO BRAVI Candidato alla Presidenza Nazionale ENPA

UNA CANDIDATURA DOVEROSA, UN PROGRAMMA CONCRETO 

Carissimi, finalmente posso dirvi bentrovati! C’è voluto un pronunciamento del Tribunale Civile di Roma per il ripristino di un minimo di democrazia e pluralismo nella dirigenza nazionale di ENPA. È solo grazie ad esso che ho la  possibilità di partecipare - dopo più di 20 anni di attività nazionale a beneficio delle Sezioni - alle elezioni di rinnovo. Nell’ultimo triennio, dopo aver evidenziato cose che non andavano e mai smentite, tutti i miei incarichi sono stati annullati pretestuosamente – accentrandoli guarda il caso su chi il sistema attuale vorrebbe come Presidente - e sono state zittite tutte le voci. Vuote promesse di novità hanno invece assecondato l’immobilismo verticistico e il sostanziale azzeramento decisionale della componente volontaria. 

CON UN PROGRAMMA SEMPLICE, DIRETTO, REALIZZABILE L’OCCASIONE PER CAMBIARE, DAVVERO:  CON ME L'ENPA, COME DOVREBBE ESSERE 

LE SEZIONI LOCALI INNANZITUTTO 
Sono loro che fanno i grandi numeri operativi e che garantiscono l’azione concreta sul territorio, quella visibilità dell’ente attraverso la quale raccoglie il 5x1000 che è “sostegno al volontariato”, ma i volontari ne ricevono solo le briciole. Oltre 2 milioni di euro l’anno che devono andare TUTTI a beneficio di TUTTE le Sezioni capaci di ideare e soprattutto realizzare grandi e piccoli progetti, valutati con percorsi chiari fatti di bandi aperti a tutti, con criteri oggettivi e non “simpatie” soggettive. Anche la destinazione delle eredità deve essere rivista, dando il giusto riscontro a chi, sul territorio, è spesso il vero protagonista di quella meravigliosa prova di fiducia.  

IL VERO VOLONTARIATO, LA NOSTRA FORZA: FINE DEI CONFLITTI D’INTERESSE 
La pubblicazione dell’albo di consulenti, fornitori e collaboratori unita a quella delle dichiarazioni dei redditi dei dirigenti nazionali, come si fa per gli Amministratori pubblici, è la strada. Chi, legittimamente, guadagna perché lavora – direttamente, indirettamente o con il nome dell’associazione - semplicemente non può guidarne le scelte locali o nazionali, neanche in modo occulto o travisato. Lo dice la logica, lo dice il RUNTS.  

LIMPIDEZZA CONTABILE 
Pubblicare bilanci astrusi non basta. Bisogna renderli comprensibili nella logica del Bilancio POP: tot è entrato da dove, tot è uscito per chi e per cosa. Il patrimonio immobiliare e la struttura burocratica vanno snelliti creando risorse per gli animali. Basta mischiare realtà locali e buchi neri nazionali. Anche i bilanci sociali delle attività con numeri complessivi, privi di riscontri oggettivi e della distribuzione territoriale, sono ad oggi spot vuoti e svilenti per la credibilità di tutti. I fondi ENPA agli animali, non verso fondazioni finalizzate solo a diventare succursali di potenziali stipendifici. 

TRASPARENZA AMMINISTRATIVA 
L’operato degli Organi di Amministrazione e di Controllo deve uscire dall’opacità che oggi li caratterizza, muti nella costante delega comunicativa a dipendenti o consulenti. Con ordini del giorno e verbali pubblici, audizioni in streaming, comunicazioni e risposte tracciate con tempi certi, a parlare ed a decidere saranno veramente coloro che hanno ruoli elettivi e sono espressione del volontariato.   

SCELTE CONDIVISE, GARANTIRE PLURALISMO E PARTECIPAZIONE 
Nessuna scelta deve cadere dall’alto o per “lese maestà”! I referenti territoriali devono essere indicati da chi quel territorio lo vive con criteri di equità, competenza, capacità operativa e realizzativa. Almeno ogni anno una vera assemblea annuale, non di passivo ascolto e in un remoto angolo d’Italia, ma di formazione, spazio alle idee ed alle critiche, con possibilità d’intervento diretto o da remoto dei rappresentanti locali. 

OGNI SINGOLO SOCIO CONTA: ELEZIONI ONLINE, LOCALI E NAZIONALI, SUBITO 
Consegnare le scelte elettorali ad un solo luogo ed ai costi da sostenere per raggiungerlo crea un sistema malato fatto di “truppe cammellate” e mezzi assegnati in modo clientelare. Con l’online ognuno vota semplicemente, da casa sua, giudicando programmi ed esperienze che devono avere visibilità comune ed uniforme. Attraverso l’allargamento dell’elettorato passivo, al posto delle monoliste unanimiste e bloccate, diventa occasione di ricchezza e crescita per l’ente.  

APOLITICA E APARTITICA 
Niente è più trasversale dell’amore per gli animali, niente è più dannoso sul territorio come legare il no-profit ad una parte politica. Dialogo con tutti, sudditanza reverenziale per nessuno. La logica partitica, clientelare e retorica, non deve appartenere all’associazionismo.

Cari Soci ENPA, so che state ricevendo pressioni, promesse e caldi inviti ufficiali, spesso moooolto interessati. Vi aspetto nel democratico segreto dell'urna. 

Vuoi saperne di più?
Seguimi qui,
su FB
 ( https://www.facebook.com/marco.bravi.121 )
su INSTAGRAM (@marcobravi)
contattami dalla tua email personale su marcobravicn@gmail.com
via whatsapp al 331.6423207

“SE ANCHE SOLO PARLI CON LORO È UN PROBLEMA”: NON CI POSSO CREDERE, MA FORSE DEVO …

Si moltiplicano le voci di presunte telefonate presso le sedi che sarebbero effettuate da dirigenti uscenti e dipendenti (anziché lavorare …) non solo con lo scopo di monoindirizzare il voto, ma anche di diffidare a qualsiasi contatto - o un semplice “like” - ai candidati non graditi, pena ritorsive “gravi conseguenze” e “chiusura della sezione”. Se sto, come vorrei sperare, parlando del nulla, mi scuso e chiudiamola qui; ma se fosse vero? Come qualificherebbe verso il basso chi si macchia di tali disgustose intimidazioni? 

Se e, ribadisco, solo “nel caso che” mi rivolgo innanzitutto a chi queste pressioni intimidatorie avrebbe ricevuto insieme a proposte di “voti di scambio” e massivi ritiri coatti di deleghe in bianco: davvero si vorrebbe un futuro guidato da chi, di quel genere di persone, è espressione e ne trae beneficio elettorale? Davvero la vostra dignità, il vostro libero arbitrio, la vostra onestà intellettuale valgono una macchina, qualche sacco di crocchette, qualche promessa futura di posti e ruoli? 

Sono questi lo stile e i valori su cui vorrete veder fondato il domani associativo?

Ho una certezza: chi avrà la bontà di votarmi lo farà mettendoci il suo tempo e i suoi soldi per il viaggio, senza tornaconti personali e gite pagate. 

Rivolgo il mio appello agli altri, quelli che magari si sentono ingabbiati: non vi chiedo proclami o coraggiose prese di posizione, quelle che in generale, nelle peggiori realtà mafiose, generano ritorsioni schifose, soprattutto perché andrebbero a danno delle attività di tutela. 

RICORDATE CHE IN DEMOCRAZIA ESISTE UNA SOLA GRANITICA, CONSOLIDATA GARANZIA DI LIBERTA': IL SEGRETO DELL'URNA.

Non c’è diritto più sacrosanto. Nella tranquillità e inviolabile intimità del vostro voto mettete la vostra croce su chi pensate veramente - e personalmente - potrebbe rappresentare degnamente la mission comune; non perché ve l’ha detto qualcun altro, magari infarcendovi di balle, che si riconoscono perché sempre rigorosamente a voce … non scrivono mai ….

Con una rassicurazione finale: se vi diranno "tanto sappiamo chi hai votato" è un reato e porteremo in tribunale, statene certi, chi quel voto lo gestisce.

PRIVACY DA DIRITTO A PARAVENTO: CHI CONTROLLA I CONTROLLORI NEL NO-PROFIT?

La privacy è un grande, voluto equivoco. Da diritto sacrosanto a mantenere propri i dati, le abitudini, le scelte personali è diventato un immenso paravento dietro al quale nascondere inciuci, nefandezze, intrallazzi che vìolano le normative, opacizzano la doverosa trasparenza nella gestione di beni comuni, non necessariamente solo di soldi pubblici.

Perché esistono contesti giuridicamente privati che muovono cifre consistenti che derivano da donazioni ed eredità finalizzate, nelle intenzioni dei donatori, ad elevare moralmente la Società e ad alleviare i patimenti di quello che è definito, burocraticamente, “oggetto sociale” quando invece è fatto di sofferenze umane, animali, ambientali. E non c'è niente di più abbietto e meschino di chi - magari professandosi filantropo, volontario e rappresentante di chi ci crede veramente aderendo in modo spontaneo e gratuito – su quel sistema ci campa con metodi torbidi, dalle triangolazioni alle finte rappresentanze affidate a mute ed intangibili “teste di legno”, trincerandosi dietro la privacy appena scoperto con le mani nella marmellata.

E in questo teatrino già squallido, dove meschini ladri di bontà e buone intenzioni che attingono a piene mani dal mondo del “no profit” si nascondono dietro la privacy, arriva la scoperta di un’ovvietà, almeno per chi non viene dalla montagna del sapone: la complicità dei controllori.

Partendo da singoli DPO (Data Protection Officer, i responsabili della protezione dei dati nelle singole organizzazioni) fino al vertice dei garanti nazionali - come sembrano dimostrare le indagini di Report - è tutto un fiorire di utilizzo di queste funzioni non per proteggere dati, ma per acquisire potere, spostare consensi, colpire avversari con pretestuosa lana caprina estratta da Codici Etici a comando e "ad personam".

Per essere credibile, in ogni organizzazione questa funzione dovrebbe essere esercitata CON TERZIETA’ e quindi non dovrebbe coinvolgere chi scrive le regole, chi le fa applicare, chi ne indirizza la gestione. Questo dovrebbe essere banale regola in un qualsiasi contesto “per bene”, ma evidentemente molti, perbene, non lo sono.

𝐀𝐔𝐓𝐎𝐂𝐄𝐋𝐄𝐁𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐄𝐃𝐈𝐓𝐎𝐑𝐈𝐀𝐋𝐄 … 𝐂𝐎𝐍 𝐃𝐎𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐄 𝐒𝐏𝐄𝐒𝐄 𝐀𝐋𝐓𝐑𝐔𝐈


𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜, 𝑓𝑟𝑎 𝑚𝑎𝑟𝑐ℎ𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑓𝑙𝑖𝑡𝑡𝑖 𝑑'𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑒𝑠𝑠𝑒, 𝑙’𝑒𝑑𝑖𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑒𝑟𝑐𝑒𝑛𝑎𝑟𝑖

Prendi una casa editrice e fagli trovare, magari tramite un caro amico nel Consiglio di Amministrazione, contratti con un’organizzazione per la stampa - a peso d’oro - di libri. 

Non importa se sono banali, faziosi e se probabilmente non li leggerà mai nessuno. Per l’editore rimangono vantaggiosi perché i soldi li prende in ogni caso, a prescindere dalle vendite. 

Il successo dell’opera sarà poi effimero e farlocco perché il numero delle copie vendute sarà fortemente influenzato da quelle acquistate dall’organizzazione stessa che, in una patetica catena di autoreferenzialità, le regalerà a destra e a manca come inutile gadget.

Tutto va bene finchè ad imbarcarsi in queste avventure è un privato che decide di spendere così, per vanità, i suoi soldi. 

Ma come la mettiamo se queste operazioni monologanti ed autocelebrative, politicamente esposte, sono comprate con le risorse di apolitiche organizzazioni “no profit” che utilizzano le donazioni per siffatti “investimenti” (che poco hanno a che fare con la “mission”) che avviano solo per promuovere, far curriculum ad affiliati di fiducia o, peggio, propri stipendiati che, oltre a cantarsela e suonarsela come di consueto, se la scrivono pure, in orario e con le risorse - bibliografiche e consulenziali - d’ufficio?

Chi può essere così abbietto nell'utilizzo delle donazioni? E' un'iperbole da fanta-editoria? Ahimè non credo proprio … guardatevi intorno.

QUANDO INCONTRI UN GIGANTE

LE PERSONE PER BENE HANNO UN VALORE, NON UN PREZZO ...

Ho avuto il grande onore e privilegio di incontrare Sigfrido Ranucci, maestro di coraggio e di vita.

Infatti, ben al di là del rigore e della competenza nella professione di vero giornalista in un mondo di pennivendoli, chi come me ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente oltre allo schermo, non potrà che confermare non solo le grandi doti di coraggiosa coerenza e tenacia, ma anche una irresistibile, ironica simpatia che riesce ad esprimere anche quando ripercorre le fasi più buie e drammatiche, personali e del Paese, nella lotta e nella denuncia contro i sistemi di potere.

Giù il cappello a chi non si è mai asservito né venduto né arreso ai potenti e che non ha mai abbassato la testa di fronte allo squallore del discredito e delle querele strumentali intentate solo per bloccare lo svelamento della verità e degli intrallazzi.

D'altronde si sa: 𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗿𝗲𝗹𝗮 𝗶𝗱𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗯𝗱𝗼𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗶𝗺𝗶𝗱𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝘃𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶 𝘂𝘀𝗮𝗻𝗼 - 𝘁𝗿𝗮𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗰𝗿𝘂𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲̀ 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼𝗹𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝗹 𝗾𝘂𝗲𝗿𝗲𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲 - 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶, 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗳𝘂𝗴𝗴𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗹𝗲𝗰𝗶𝘁𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗲𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗼𝘀𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲.

Ci sono molti uomini che hanno un prezzo, pochi come noi che hanno un valore. Grazie per la semplicità e la disponibilità a questa grande persona, alla mano e perbene. 

CANI PERICOLOSI? SOLUZIONE O RESA


Il prossimo 23 maggio 2025 ci aspetterà a Torino un importante convegno su un argomento certamente di attualità: i cani pericolosi o presunti tali. 

ESISTONO RAZZE DI CANI PERICOLOSE ? 

O PIU’ SEMPLICEMENTE BINOMI UMANO/CANE CHE DEVONO ESSERE EVITATI E VIETATI ? 

Probabilmente questi e altri fattori influiscono su un fenomeno che conta in Italia circa 60.000 morsicature all’anno di cui solo una percentuale esigua viene denunciata o finisce nei Pronto Soccorso. In questo convegno affrontiamo questo argomento in modo laico ed equidistante dalle singole correnti del pensiero che spaziano dal anti-specismo al protezionismo, fino ad arrivare a soluzioni drastiche se non cruente. Metteremo uno dietro l’altro gli elementi, le componenti, gli strumenti, i soggetti coinvolti per provare ad individuare un percorso comune, coerente e soprattutto fattibile che contemperi le varie posizioni istituzionali ed opinioni personali,  rendendo la Società più sicura ed il rapporto con gli animali domestici per eccellenza - i cani – più consapevole ed esclusivo. 

AVERE UN CANE NON E’ UN DIRITTO, MA UNA PREROGATIVA CHE COMPORTA RESPONSABILITA’
Tutti i proprietari di cani hanno un idoneo stato psico-fisico e le nozioni necessarie per la conduzione di determinati tipi di animali, abitano in luoghi idonei ad ospitarli, non hanno condanne per maltrattamento animali ed un reddito adeguato alle esigenze dei cani che acquisiscono?

CATEGORIZZAZIONE UNICA DEL CANE
Anche all’interno della stessa razza non tutti i cani sono uguali ed è quindi indubbio che per normare definitivamente il settore vadano individuati in modo serio ed oggettivo  dei parametri la cui valutazione va affidata non a educatori cinofili della domenica, ma a professionisti (Veterinari) senza sovrastrutture, nell’ambito del già esistente presidio di regolarità e legalità, venendo ad assumere un ruolo fondamentale. 

IL CANE : L’OGM PIU’ DIFFUSO AL MONDO
La selezione delle razze canine è  anacronistica? Certamente è fonte di speculazioni, abbandoni, mercificazione, importazioni, evasione, problemi sociali e, attraverso il maltrattamento genetico (es. brachicefali), di problemi sul benessere degli animali. Andare verso il divieto della riproduzione, allevamento, addestramento, importazione di razze / fenotipi problematici?  Implica necessariamente la definizione di uno status di protezione speciale per i soggetti pregressi.

Vi aspetto per approfondire questi ed altri argomenti sul tema con esperti e soprattutto "stakeholders". 

--> PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA al 331.6423207

BLACK-OUT SPEGNE UN PEZZO D'EUROPA: QUELL'OMBRA NERA E' SOLO L'INIZIO DELLO SCENARIO DI PRECARIETA' UMANA

Studio di Marco Bravi.

Segnatevelo. La prossima e più grave emergenza mondiale globale non sarà nè climatica, nè economica, nè sanitaria, nè politica. C'è da prevedere che sarà energetica con città in tilt, fabbriche ferme, cellulari scarichi, niente acqua calda nè aria fresca, impossibilità di pagare anche solo una gazzosa in assenza di pagamenti elettronici. 

Perchè succederà? Nessun meteorite, nessuna "tempesta solare" ... saremo noi, dalle nostre case e dai nostri uffici. La produzione di energia e la rete di distribuzione collasseranno a causa della domanda che, dopo aver stagnato in questi ultimi anni per il rallentamento dell'economia e la deindustrializzazione, crescerà esponenzialmente per i DATA CENTER e il massiccio utilizzo dell'intelligenza artificiale. Due numeri semplici per capire il concetto:

𝐐𝐔𝐀𝐍𝐓𝐎 𝐏𝐑𝐎𝐃𝐔𝐂𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐒𝐔𝐌𝐈𝐀𝐌𝐎

La produzione complessiva annua di energia nel 2023 in tutta l'Unione Europea (EU-27) è stata di circa 2.800 terawattora (TWh). Quindi, mediamente (2.800 / 365) l'Europa genera e distribuisce 7,67 miliardi di KiloWatt al giorno, circa un quarto di quei teorici 30 miliardi di KiloWatt al giorno (1.250 GWa) della capacità massima teorica installata, che sarebbe prodotta in condizioni ottimali dalle fonti rinnovabili. Quindi noi 448 milioni di cittadini europei disponiamo mediamente di 17,12 KiloWatt al giorno per persona e la rete (ottimizzata) potrebbe darcene al massimo poco più di 66.  

𝐋'𝐈𝐌𝐏𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋'𝐈𝐍𝐓𝐄𝐋𝐋𝐈𝐆𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐀𝐑𝐓𝐈𝐅𝐈𝐂𝐈𝐀𝐋𝐄

L'utilizzo diffuso e ormai irreversibile in ogni campo dell'intelligenza artificiale la sta sviluppando esponenzialmente in pochissimo tempo. Le capacità pratiche e cognitive dell'IA raddoppiano circa ogni 6-12 mesi (y=2n). 

Ciò, in parole povere, vuol dire un peso crescente (1>2>4>8>16>32>64>128>256>512>1024>...) basato sul modello di crescita della potenza di calcolo (della Legge di Moore e dei virus); graficamente immaginate una curva che parte quasi piatta per poi impennarsi in verticale in poche iterazioni. 

Gli effetti seguono la stessa dimensione e velocità. 

𝐋'𝐄𝐅𝐅𝐈𝐂𝐈𝐄𝐍𝐙𝐀 ha già fatto un balzo evidente: il numero di parametri (neuroni virtuali) è passato dagli 1,5 miliardi di GPT-2 ai 175 miliardi di GPT-3 (117 volte) e siamo in pieno sviluppo di GPT-4. 

𝐋'𝐈𝐌𝐏𝐀𝐓𝐓𝐎 𝐄𝐍𝐄𝐑𝐆𝐄𝐓𝐈𝐂𝐎?

  • - 𝐆𝐏𝐓-𝟐 ~100 MWh ~50 tonnellate cO2
  • - 𝐆𝐏𝐓-𝟑 ~1,287 MWh ~550 tonnellate cO2
  • - 𝐆𝐏𝐓-𝟒 >10.000 MWh  >4.000 tonnellate cO2
  • - 𝐆𝐏𝐓-𝟓   ??????????????????

Preparatevi le candele ... e ad un utilizzo più consapevole e moderato della IA, coltivando cultura, competenze ed intelligenza ... naturale!

LEGENDA Unità | Simbolo | Equivalenza
Wattora     |Wh | 1Wh = 1 Wh
Kilowattora |kWh| 1kWh= 1.000 Wh
Megawattora |MWh| 1MWh= 1.000 kWh = 1.000.000 Wh
Gigawattora |GWh| 1GWh = 1.000 MWh = 1.000.000 kWh = 1.000.000.000 Wh
Terawattora |TWh| 1TWh = 1.000 GWh = 1.000.000 MWh 
                       = 1.000.000.000 kWh = 1.000.000.000.000 Wh


INTELLIGENZA ARTIGIANALE

La mia attività di informatico mi porta ogni giorno sempre più a confrontarmi con l'AI, l'intelligenza artificiale. Una grande opportunità che ci mette però di fronte ad un processo  autodistruttivo irreversibile che non si può fermare, limitare, regolare. Perché è estremamente comoda e l'umanità, per sua natura, tende a sedersi ed a stabilizzarsi. Un esempio per tutti è il lavoro dei programmatori: ormai, con poche parole chiave e in pochi secondi, si trovano scritte enormi parti di codice che, una volta, richiedevano conoscenza, esperienza, cura artigianale nella loro estensione.

Ora no: è la macchina che suggerisce la sua stessa programmazione e tutti noi siamo talmente pressati dai tempi e soggiogati dalla semplicità della realizzazione che dobbiamo adattarci. Il pericolo, ma al tempo stesso l'irreversibilità di questo processo, è sotto gli occhi di tutti, come passivi passeggeri su una locomotiva lanciata a tutta velocità.

Dobbiamo essere consci che quello odierno non è che un passaggio che punta direttamente alla trasmutazione dell'umanità.

Sono infatti in stadio avanzato gli esperimenti per il trasferimento, il "download" della singola coscienza umana dentro una macchina. Questo lavoro è facilitato dall'ignoranza, dalla omologazione delle idee, dalla scontatezza dei pensieri e delle abitudini di miliardi di persone, di fatto tutte uguali ad un modello standard di bassa gamma. Un'operazione, per chi ha una visione lungimirante ed indiscutibilmente superiore come Elon Musk, che renderà accettabile, quasi ovvia, una fase 2 dove denatalità, passivo adattarsi, sostanziale comodità porteranno ad una progressiva sostituzione etnica degli umani con le macchine che si autocostruiranno, si autoprogrammeranno fino a prendere una coscienza di sè sicuramente più profonda di uno spettatore medio del Grande Fratello.

È il futuro, dove sarà l'umanità stessa a porre fine alla sua esistenza. D'altronde l'alternativa non è socialmente attuabile, perché significherebbe spegnere il sistema, la rete che lo collega, le comodità acquisite per ritornare all'intelligenza artigianale, quella che all'inizio dei tempi ci accomunava agli animali che rimangono gli unici, perfetti artefici di quell'equilibrio necessario fra sopravvivenza e felicità di cui, finché non li stermineremo definitivamente, sono meravigliosi custodi e protagonisti.

UN BUON NOME SI TUTELA CON SANE PRATICHE, SPIEGAZIONI PUNTUALI E TRASPARENZA, NON CON GLI AVVOCATI.

Fateci caso, in fondo la distinzione è semplice: le persone perbene a domanda rispondono, le altre da una parola in su si rivolgono agli avvocati, rifugiandosi alla ricerca di scappatoie e sotterfugi legali. Ce lo insegnano recenti indagini giornalistiche ed esperienze assai più casalinghe.

La reputazione, quella vera, non si compra al mercato, né si costruisce in poco tempo. Cresce negli anni con il lavoro, la competenza, la disponibilità, la correttezza sostanziale e non formale nell'agire, l’affidabilità e soprattutto dai risultati. Qualcuno la confonde con la notorietà. Per quella sì che basta poco: un bravo banditore, recensioni autoreferenziali farlocche, sistematica copertura degli insuccessi. Ma ovviamente dura poco, ossia il tempo che la gente provi sulla sua pelle quanto sono cazzari certi "miti" sponsorizzati.

Se invece si lavora bene, con coscienza limpida e senza mettere piedi in mille scarpe, qualsiasi attacco sarà rintuzzabile con l'arma più efficace di sempre: la verità. Essere responsabili o rappresentanti dovrebbe voler dire proprio questo: metterci la faccia in prima persona, rispondere con sincerità e dati chiari alle istanze, sempre legittime ancor più se circostanziate.

Perché evadere dal confronto, sparire, nascondersi dietro indefinite “azioni legali e mandato ai legali” caratterizza enti, associazioni, società, comitati d’affari con gestioni perniciose che nascondono conflitti d'interessi personali, clientelismo, opacità contabile. Quando qualcuno dice palesemente il falso la calunnia e la diffamazione vanno certamente perseguite; ma le querele non devono essere uno strumento pretestuoso per non rispondere, prendere tempo ed insabbiare le porcate, sviando l’attenzione in anni di disfide legali con l'unico intento di allontanare la verità, infamare chi fa domande ed intimidire chi vorrebbe farle.

Sennò il danno al soggetto giuridico e sociale, agli associati, ai finanziatori diventa ricatto morale e il paravento dietro il quale i pochi agiscono per tutelare non il soggetto, ma sé stessi e perpetrare quelle gestioni oligarchiche ed autoritarie che sono il vero danno. Una verità vale molto di più di un danno d’immagine per malgestioni occultate e delle parcelle da 5 zeri pagate ad avvocati, legali, consulenti che sono gli unici a trarne vantaggio, dilapidando risorse che potrebbero avere ben altro e più edificante uso.

Domandare è lecito, rispondere è doverosa cortesia, mentre la querela come strumento sistematico è sempre sintomo di povertà, se non assenza, di argomentazioni.

GRAZIE 2024, NONOSTANTE TUTTO

Non sono state rose e fiori in questo 2024, anno che mi ha fatto scoprire quanto puó scendere la bassezza umana e quanto, in sostanza, non esista reciprocità quando dai tanto del tuo tempo, delle tue risorse, della tua salute e poi, quando sei stato sfruttato e ben spremuto, c'è gentucola capace semplicemente di girarti le spalle per dedicare sorrisi falsi come monete di legno e pelose benevolenze altrove, dove c'è accondiscendenza ed adulazione. Ma, nonostante la derivante sofferenza per tutto ciò o forse proprio grazie ad essa, sono grato a questo "annus horribilis".

Innanzitutto perché mi ha fatto riconoscere le tante belle persone per cui lealtà, amicizia e stima non sono valori intercambiabili, a scadenza, volubili in base al vento e che ringrazio per il loro sostegno e solidarietà, ma anche per l'affetto, i sorrisi, la vicinanza. Un grazie anche ai tanti, tantissimi che mi hanno dato segni di affetto da più distante, ammettendo la loro scarsa propensione al coraggio e la propria maggiore attitudine alla coltivazione del proprio orticello.

Un grazie anche agli infidi, agli invidiosi, ai subdoli, agli intriganti, ai voltagabbana perché mi hanno insegnato forse la cosa più importante: come non voglio essere e diventare, qualunque sia la posta in palio.

Questo 2025 inizia così, in una mattina sospesa nella nebbia che rende indefiniti orizzonti, prospettive, futuro. L'unica cosa importante è quel piccolo compagno fedele Anubi Dog , lì davanti che mi accompagna, e la consapevolezza della preziosità del poco o tanto tempo che rimane, da spendere solo più per chi e cosa lo merita e lo rende migliore. 

Perché il segreto della felicità nella vita credo non stia nell'allungarla artificialmente annacquando brodi, ma nell'allargare l'intensità e il valore dei singoli momenti.

È questo che auguro, di cuore, a tutti voi.

IL CIRCO CON ANIMALI FA SCHIFO: UNA SEMPLICE PROPOSTA PER ELIMINARLO PER SEMPRE!

È stato finalmente sotto gli occhi di tutti a Licola come gli animali sono trattati ed "educati" nei circhi: feroci frustate e lancio di pesanti pedane addosso.

Non possiamo credere neanche un po' alla "situazione particolare" pateticamente invocata dai circensi, anche vista la dimestichezza dimostrata dal domatore nell'infliggere sofferenza, evidentemente avezzo a tali usi per l'allenamento agli spettacoli.

Basta con l'ambiguità sulla parola "circo" che opacizza la necessaria distinzione fra con o senza animali, accomunandoli però nei generosi finanziamenti annuali che lo Stato elargisce a questi figuri.

Un appello alle istituzioni e a Michela Vittoria Brambilla che in Parlamento vuole farsene portavoce: far rispettare rigorosamente la normativa restrittiva del 2022 e fare urgentemente una Legge che dirotti, senza ritardi e deroghe, l'attuale finanziamento statale all'Ente Nazionale Circhi (quindi senza nuovi aggravi al bilancio dello Stato) usandolo per finanziare l'immediata presa in gestione da parte di bioparchi degli animali attualmente impiegati nei circhi. Ovviamente sotto il controllo dei competenti ministeri. Sono certo che un così coerente piano di protezione e conservazione troverebbe facilmente anche sostegni economici privati.

Finalmente gli italiani, soprattutto quel 78% che da un recente sondaggio ha affermato di essere contrario ai circhi, vedrebbero tangibilmente usati positivamente i soldi che versano con le loro tasse e i circhi dovrebbero riconvertire i loro spettacoli ad esibizioni umane.

È semplice: perché non si fa? Troppi interessi o, anche qui, con la logica cara ai politicanti, mancette in cambio di voti?

SALVARE VITE E RISORSE DALLA MALAGESTIONE: UN IMPEGNO PER IL 2025

Il calendario del prossimo anno degli amici della Guardia di Finanza  rappresenta, con quel naso in primo piano, l'essenza e l'importanza della ricerca.

Siamo tutti concordi che il grosso problema dell'elusione fiscale, in Italia, non è tanto quello dello scontrino del piccolo commerciante, pur stigmatizzabile. È insito nelle grandi società e negli enti privati.

Le cause? Malafede, quando sono dirette da veri e propri corsari della falsa fatturazione a vantaggio proprio o in associazione con i propri accoliti, oppure incompetenza e sciatteria. 

Sul piano funzionale queste ultime sono le peggiori: perché buttano, nel vero senso della parola, centinaia di migliaia di euro destinati alla missione sociale. E quel che peggio è che coloro che ne sono responsabili restano quasi sempre lì al loro posto, impuniti e magari osannati, liberi di fare altri danni con soldi che intanto non sono loro e non intaccano per nulla le loro belle entrate mensili.

Prendere coscienza ed estirpare quel marcio sarebbe dovere di chi appartiene, condivide, contribuisce con anche solo un euro a quella missione, ma purtroppo è spesso più facile far omertosamente finta di non vedere o farsi infettare dal sistema malato per rimediare qualche vantaggio e sottrarsi a ritorsioni ed intimidazioni.

Io sto con quel cane e quegli uomini che salvano, oltre che vite, giustizia e verità.

LA PERCEZIONE DELLA GATTARA

Occhio ragazze, molti vi vedono così! Si perde nella notte dei tempi la diffidenza popolare nei confronti dell'indipendenza delle donne che viene, semplicisticamente, associata alla loro convivenza con una moltitudine di gatti. Un'immagine evocata a scherno anche nella recentissima lotta elettorale negli USA, cercando di identificare nella categoria "cat lovers" l'aspirante Kamala Harris.

Con un errore di fondo: è un ossimoro voler categorizzare l'indipendenza di pensiero. Essa, in quanto tale, non può essere classificata perché si differenzia, è flessibile, assume milioni di sfumature. Il "trait d'union" gattofilo è spesso determinato dalla capacità e volontà di gestire animali meno accondiscendenti di cani ed altri più urbanizzati.

Ma al tempo stesso non è un lasciapassare assolutorio: perché ci sono anche le cattive gestioni, le accumulatrici e gli accumulatori compulsivi. Se uno è un imbecille, un incapace rimane tale e non ha attenuanti perché salva animali che, come in tutto, non devono essere usati come facile alibi (non si possono lamentare e denunciare) per dare un senso a vite altrimenti prive di spessore e valore.

Il loro coinvolgimento nel vivere di ognuno deve essere una scelta consapevole, presa con il necessario senso di responsabilità e del limite, all'interno di esistenze già realizzate nel contesto sociale. Persone eccellenti che si occupano anche di gatti, non mediocri che usano i gatti per sembrare migliori.

Altrimenti gli animali diventano pietistico specchietto per allodole umane che scambiano l'opportunismo per bontà, la furbizia per capacità, non lontano dalle strumentalizzazioni dei mendicanti con animali.

Un grazie profondo alle donne che si occupano con sacrificio e dedizione alla cura ed alla sterilizzazione di questi meravigliosi felini, splendidi e misteriosi come loro.

E anche agli uomini (e non sono pochi!) che fanno altrettanto.

L'INTELLIGENZA DEI POLPI E L'IGNORANZA UMANA: VIETARE LA VENDITA DI ANIMALI VIVI.

Il servizio de Le Iene  che ha portato alla chiusura dei profili social su cui si seviziava fauna ittica con balletti di scarso gusto ci evidenzia fra gli altri due aspetti.

Innanzitutto il retroterra d'ignoranza che alberga dietro ogni maltrattamento animale e che considera "divertente" cose come tirare schicchere agli occhi dei polpi da parte di una persona che ha solo l'attraenza fisica visto che  per qualificarsi socialmente dichiara "sono una mamma". È giusto ricordare a questa signora (e in generale) che gli esiti di 5 minuti di un'attività ludica di incontro fra un ovulo ed uno spermatozoo non fanno necessariamente una brava persona, anche visto il detto che la madre degli ignoranti è sempre incinta. L'obiettivo reale ed edificante è essere una brava madre e ciò implica insegnare ai figli compassione, empatia e tutti concetti che lo zoppicante uso dell'italiano di questi soggetti indica come ad essi sconosciuti.

L'altro punto nodale è che per raggiungere risultati concreti sia necessario l'attivismo, la protesta anche eclatante. Il culturalismo fine a se stesso è sterile, patetico, polveroso. Serve solo ad una certa "intellighènzia" ad autocelebrarsi, a mantenersi a galla in un'affannosa ricerca di riscatto di vite altrimenti insipide, scialbe, insignificanti. Ma è una comunicazione che non raggiunge la massa grezza che è alla base del perdurare del maltrattamento degli animali.

Mentre le piattaforme come #instagram  e #tiktok  stanno a guardare non intervenendo insieme alle ASL ed agli organi competenti, ci vogliono i "rompiscatole" come Filippo Roma  e Enrico Rizzi  per far finalmente finire certi scempi. Quindi oggi anche i loro detrattori devono stare muti e ringraziarli a nome di quei polpi martoriati.

Basterebbe vietare la vendita di fauna ittica viva, ma ciò (mi rendo tristemente conto) sarebbe troppo intelligente: ci arriverebbe forse un polpo, ma è troppo per "solo mamme" e politicanti.

GIORNATA MONDIALE DEL VOLONTARIO ... QUELLO VERO!

Fare il volontario è una missione, uno stile di vita che ce l'hai o non ce l'hai, nel DNA. Quante persone conosco che mi hanno chiesto "ma quanto ti danno? Nulla? E chi te lo fa fare?"

Appunto, facciamoci questa domanda. Dedicare tempo libero, soldi e risorse in modo disinteressato ad una causa è un valore aggiunto inestimabile che non può, non deve essere in nessun modo confuso con chi ne fa un lavoro, spesso con scorciatoie amicali e familistiche che bypassano i concetti di competenza, affidabilità, selezione propri del mondo del lavoro. Altrimenti diventa un gioco delle tre carte dove uno dà, uno fa la bella faccia e l'altro, da sotto, prende lasciando il tavolo vuoto.

Essere pagati per una causa e da chi ne fa bandiera è di per sè legittimo, ma è un dovere morale ed è base per la credibilità stessa di un'organizzazione sapere nomi e cognomi di questi privilegiati, quanto prendono e soprattutto in base a quali criteri sono stati individuati in una scelta che dovrebbe, in ogni caso, essere largamente condivisa.

Altrimenti il volontariato diventa paravento, patina sociale sotto la quale si cela e si replica all'infinito un sistema feudale di amici degli amici, dove la beneficenza ai derelitti servi della gleba è solo un sistema per soggiogarli ancora di più.

In una sana organizzazione di volontariato NON SI UTILIZZANO i volontari come forza lavoro al servizio di pochi caporioni, ma sono i volontari a dover avere gli strumenti per decidere, indirizzare, valutare il buon lavoro o meno erogato. In questo contesto i lavoratori devono essere limitati allo stretto necessario per dedicare alla causa il massimo delle risorse e, questi fortunati, essere al rispettoso servizio di chi spende una moneta preziosissima che si chiama sacrificio ed ha come unica motivazione il mettersi a disposizione, senza il minimo conflitto d'interesse.

Che sia quindi un'ottima giornata dei volontari, quelli veri.

E, DI COLPO, È TUTTO CHIARO

Per quei generali non eri il capitano valoroso che dicevano mentre ti appuntavano qualche medaglia  dopo che avevi dimostrato il coraggio del combattente. Eri solo la carne da cannone dietro la quale si coprivano vigliaccamente durante le battaglie per poi uscire, dopo, alla fine degli scontri, ripulendo le stellette e seguendo il carro di chi aveva vinto, chiunque fosse. 

E, di colpo, è tutto chiaro. Prendono forma quegli spettri che insistevano a dirti che non erano reali, cominciano ad aver senso quei bisbigli sussurrati da bocche false che cambiavano forma quando ne incrociavi lo sguardo: eri tu il sacrificio necessario per scaricare le colpe e per salvare le terga a chi si barcamena con continui espedienti da una parte all'altra, condannando ufficialmente per poi trattare e riabilitare, di nascosto, con promesse vacue nelle segrete e buie stanze.

Ora, alzate le tende, filtra la luce della verità e mostra le miserie, gli inganni, le trame e che tutto quello che avevi cercato di trasformare in oro ha assunto il giallo dello stantio, del decrepito, dello sporco.

Smarrito, ma nella indecifrabile serenità che si prova quando si esce dalla nebbia, oggi osservi lo squallore di sguardi abbassati e sei in qualche modo grato a chi, con la schiettezza dell'ahilui sfruttata ingenuità, ti ha messo davanti alla cruda realtà. Che fa male e sempre purtroppo molto più schifo di quello che viene solo patinato da ripetitivi proclami e dai patetici appelli allo spirito di squadre che esistono solo finché si segue, muti e chinati come gonzi, il pastore, l'uomo ombra.

Resterai lì, sospeso, finché quella luce diventerà bagliore accecante e tu, con i pochi che non sono fuggiti tremebondi, semplicemente sparirai come gli ori conquistati per la causa che, invece, finiranno spartiti fra meretrici, ruffiani, lacchè e la varia meschina umanità di basso livello che consente la sopravvivenza di chi, non per ideali ma per potere, rimane sempre in piedi.

LA SODDISFAZIONE DEI LADRI

Le conquiste a cui si arriva con l’onesto lavoro, l'esperienza e la competenza danno il senso e l’appagamento della vita. Non ho quindi mai compreso la soddisfazione dei ladri, includendo con questo termine tutti coloro che vìolano le cose costruite, ideate, sognate in ogni modo o campo.

Perché certe volte il piede di porco e le chiavi false vengono più subdolamente ed ipocritamente sostituite da accrocchi burocratici, strumentalizzazioni volgari, sotterfugi perfidi sostenuti ed acclamati da quei deretani troppo sensibili a lingue adulanti e meretrici.  

Delinquenti comuni ed usurpatori alla fine sono della stessa pasta: bari che sanno vincere solo co

n il gioco sporco, i bluff, le mitomanie dell’apparire e dell’avere tutto ciò che prima hanno invidiato e poi ottenuto con trame nell’ombra, inganni ed intrighi. Li riconosci perché, anche se si danno una ripulita, quando hanno ottenuto il maltolto sono come gli arricchiti, che lo usano e l’ostentano con ignorante presunzione ed arroganza autoritaria, perché l’inesistente autorevolezza possono al massimo scimmiottarla, rimanendo comunque omuncoli, donnette o le ambigue vie di mezzo di sempre.

Perché i sistemi collettivi corrotti prevalgono e la delinquenza dilaga? Per la responsabilità oggettiva e determinante dei “sordomuti sociali”, resi tali da ipocrisia ed opportunismi. Poveri stolti intimiditi che non comprendono che la complicità derivante dalla loro insipienza e dal loro silenzio prima o poi gli si ritorcerà contro, quando toccherà a loro veder rubato, spazzato via tutto quello che hanno costruito con impegno e fatica. E cercando di rimandare quel momento scelgono di nascondersi come sorci, prendendo quella via del compromesso con se stessi che si traduce, con la loro precisa responsabilità, in legittimazione della corruzione come stile di vita.

Finché i coraggiosi idealisti rimarranno minoranza, apprezzata ed ammirata - ma da lontano, che non si sappia per carità – e celebrata solo quando salta in aria, niente cambierà.

STALLI TEMPORANEI: CARITATEVOLI DISPONIBILITÀ O POZZI SENZA FONDO?

È una storia piccola, insignificante per i più, ma che colpisce come un pugno allo stomaco: Toby aveva smesso di salutare.

Tutti noi che frequentiamo i luoghi dove si detengono temporaneamente, a vario titolo gli animali, conosciamo la loro naturale propensione al farsi vedere, quasi a salutarci, a chiederci di portarli via da quel luogo. Anche Toby lo faceva, in quanto non apparteneva a quella minoranza che sta in disparte per paure indotte da maltrattamento. Poi, dopo 3 anni in quel luogo finalizzato a sostenere l'egoismo di chi vive di carità pelosa, ha semplicemente smesso, come rassegnato ad un futuro di prigionia che gli era stato imposto per la sola colpa di essere un randagio libero ed indipendente. Dopo un lungo e disagevole trasferimento di 1000 chilometri, condannato ad un "fine pena mai" in uno stallo, per di più a pagamento.

Da veri amanti disinteressati degli animali urge una riflessione: quando interferiamo nella vita di un animale, dobbiamo farlo senza approssimazione e SOLO se abbiamo la certezza preventiva di migliorarla. E ciò include, necessariamente, non solo il cibo e le cure, ma anche la qualità della vita e la libertà. L'amore in affitto è solo umano e si chiama prostituzione. Gli animali vanno sottratti dagli speculatori e dai falsi buoni che si lucidano la coscienza dando amore a termine. 

Ripensando forse il concetto stesso di gestione del randagismo. Animali non come pacchi da trasferire, da stoccare da qualche parte in attesa di improbabili "clienti" (adottanti consapevoli) per toglierli dagli occhi e dai costi della comunità che li produce. Al contrario: lì dove il bubbone cresce va fatto esplodere, mettendo di fronte gli stakeholders e le Amministrazioni ad interventi efficaci di prevenzione che non sono i trasferimenti, ma diffuse campagne di sterilizzazione e rigorosa applicazione dell'anagrafe canina.

Un approccio molto diverso da quello pietistico e meramente assistenziale sempre più diffuso che acuisce il fenomeno perché non lo risolve alla radice.

Toby? Nel frattempo è morto là, dietro le sbarre, probabilmente con il ricordo di quelle colline su cui felice e libero scorrazzava finché, con una falsa promessa, quella "signora" non lo portò qui, al freddo.

Immagine di repertorio dal WEB

ORAZIO DELLO SPAZIO NON FU RE, MA VITTIMA

Era il 1966 o giù di lì quando allo Zecchino d'Oro, manifestazione canora per bambini antesignana di tutti gli odierni "talent", con il Coro dell'Antoniano si cantava "Orazio nello spazio".

Una sorta di cantilena che raccontava di un cane appassionato di missili che, schiacciando per sbaglio qualche bottone (quindi colpa sua!), andava in orbita guardando dall'alto la Terra girandoci intorno 103 volte, diventando blu e, dice il testo, il Re dello spazio. Con una malcelata crudeltà in quel "aveva le vertigini, vedeva tutto blu".

Una tragicommedia con cui i grandi intortavano i noi allora bambini, loro ben consapevoli della sorte anni prima di Laika, il cane che venne sperimentalmente lanciato in orbita nel 1957. Agonizzò per ore, terrorizzata, bloccata in quello spazio che divenne la sua tomba, non il suo regno.

La vita è spesso brutta, soprattutto per gli animali. Trovate il coraggio di dirlo ai bambini che così, crescendo, sapranno apprezzare, non dandoli per scontati, i valori di verità e giustizia. 

Orazio e Laika: scusate quell'inconsapevole bambino che cantò quella ingannevole canzoncina in qualche recita casalinga che vi dipingeva re, nascondendo alle orecchie e al cuore il vostro tragico destino.

NO ALLA CACCIA SUI TERRENI PRIVATI: PROVIAMOCI CON UNA FIRMA

1 settembre: in molte regioni comincia la caccia e, volenti o nolenti, dobbiamo abituarci a vedere cacciatori in giro, anche sui nostri terr...