UN BUON NOME SI TUTELA CON SANE PRATICHE, SPIEGAZIONI PUNTUALI E TRASPARENZA, NON CON GLI AVVOCATI.

Fateci caso, in fondo la distinzione è semplice: le persone perbene a domanda rispondono, le altre da una parola in su si rivolgono agli avvocati, rifugiandosi alla ricerca di scappatoie e sotterfugi legali. Ce lo insegnano recenti indagini giornalistiche ed esperienze assai più casalinghe.

La reputazione, quella vera, non si compra al mercato, né si costruisce in poco tempo. Cresce negli anni con il lavoro, la competenza, la disponibilità, la correttezza sostanziale e non formale nell'agire, l’affidabilità e soprattutto dai risultati. Qualcuno la confonde con la notorietà. Per quella sì che basta poco: un bravo banditore, recensioni autoreferenziali farlocche, sistematica copertura degli insuccessi. Ma ovviamente dura poco, ossia il tempo che la gente provi sulla sua pelle quanto sono cazzari certi "miti" sponsorizzati.

Se invece si lavora bene, con coscienza limpida e senza mettere piedi in mille scarpe, qualsiasi attacco sarà rintuzzabile con l'arma più efficace di sempre: la verità. Essere responsabili o rappresentanti dovrebbe voler dire proprio questo: metterci la faccia in prima persona, rispondere con sincerità e dati chiari alle istanze, sempre legittime ancor più se circostanziate.

Perché evadere dal confronto, sparire, nascondersi dietro indefinite “azioni legali e mandato ai legali” caratterizza enti, associazioni, società, comitati d’affari con gestioni perniciose che nascondono conflitti d'interessi personali, clientelismo, opacità contabile. Quando qualcuno dice palesemente il falso la calunnia e la diffamazione vanno certamente perseguite; ma le querele non devono essere uno strumento pretestuoso per non rispondere, prendere tempo ed insabbiare le porcate, sviando l’attenzione in anni di disfide legali con l'unico intento di allontanare la verità, infamare chi fa domande ed intimidire chi vorrebbe farle.

Sennò il danno al soggetto giuridico e sociale, agli associati, ai finanziatori diventa ricatto morale e il paravento dietro il quale i pochi agiscono per tutelare non il soggetto, ma sé stessi e perpetrare quelle gestioni oligarchiche ed autoritarie che sono il vero danno. Una verità vale molto di più di un danno d’immagine per malgestioni occultate e delle parcelle da 5 zeri pagate ad avvocati, legali, consulenti che sono gli unici a trarne vantaggio, dilapidando risorse che potrebbero avere ben altro e più edificante uso.

Domandare è lecito, rispondere è doverosa cortesia, mentre la querela come strumento sistematico è sempre sintomo di povertà, se non assenza, di argomentazioni.

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