Perché evadere dal confronto, sparire, nascondersi dietro
indefinite “azioni legali e mandato ai legali” caratterizza enti, associazioni,
società, comitati d’affari con gestioni perniciose che nascondono conflitti
d'interessi personali, clientelismo, opacità contabile. Quando qualcuno dice
palesemente il falso la calunnia e la diffamazione vanno certamente perseguite;
ma le querele non devono essere uno strumento pretestuoso per non rispondere, prendere
tempo ed insabbiare le porcate, sviando l’attenzione in anni di disfide legali
con l'unico intento di allontanare la verità, infamare chi fa domande ed
intimidire chi vorrebbe farle.
Sennò il danno al soggetto giuridico e sociale, agli
associati, ai finanziatori diventa ricatto morale e il paravento dietro il
quale i pochi agiscono per tutelare non il soggetto, ma sé stessi e perpetrare quelle
gestioni oligarchiche ed autoritarie che sono il vero danno. Una verità vale
molto di più di un danno d’immagine per malgestioni occultate e delle parcelle
da 5 zeri pagate ad avvocati, legali, consulenti che sono gli unici a trarne
vantaggio, dilapidando risorse che potrebbero avere ben altro e più edificante
uso.
Domandare è lecito, rispondere è doverosa cortesia, mentre
la querela come strumento sistematico è sempre sintomo di povertà, se non
assenza, di argomentazioni.

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