La mia attività di informatico mi porta ogni giorno sempre più a confrontarmi con l'AI, l'intelligenza artificiale. Una grande opportunità che ci mette però di fronte ad un processo autodistruttivo irreversibile che non si può fermare, limitare, regolare. Perché è estremamente comoda e l'umanità, per sua natura, tende a sedersi ed a stabilizzarsi. Un esempio per tutti è il lavoro dei programmatori: ormai, con poche parole chiave e in pochi secondi, si trovano scritte enormi parti di codice che, una volta, richiedevano conoscenza, esperienza, cura artigianale nella loro estensione.
Ora no: è la macchina che suggerisce la sua stessa programmazione e tutti noi siamo talmente pressati dai tempi e soggiogati dalla semplicità della realizzazione che dobbiamo adattarci. Il pericolo, ma al tempo stesso l'irreversibilità di questo processo, è sotto gli occhi di tutti, come passivi passeggeri su una locomotiva lanciata a tutta velocità.
Dobbiamo essere consci che quello odierno non è che un passaggio che punta direttamente alla trasmutazione dell'umanità.
Sono infatti in stadio avanzato gli esperimenti per il trasferimento, il "download" della singola coscienza umana dentro una macchina. Questo lavoro è facilitato dall'ignoranza, dalla omologazione delle idee, dalla scontatezza dei pensieri e delle abitudini di miliardi di persone, di fatto tutte uguali ad un modello standard di bassa gamma. Un'operazione, per chi ha una visione lungimirante ed indiscutibilmente superiore come Elon Musk, che renderà accettabile, quasi ovvia, una fase 2 dove denatalità, passivo adattarsi, sostanziale comodità porteranno ad una progressiva sostituzione etnica degli umani con le macchine che si autocostruiranno, si autoprogrammeranno fino a prendere una coscienza di sè sicuramente più profonda di uno spettatore medio del Grande Fratello.
È il futuro, dove sarà l'umanità stessa a porre fine alla sua esistenza. D'altronde l'alternativa non è socialmente attuabile, perché significherebbe spegnere il sistema, la rete che lo collega, le comodità acquisite per ritornare all'intelligenza artigianale, quella che all'inizio dei tempi ci accomunava agli animali che rimangono gli unici, perfetti artefici di quell'equilibrio necessario fra sopravvivenza e felicità di cui, finché non li stermineremo definitivamente, sono meravigliosi custodi e protagonisti.
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