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CANI PERICOLOSI? SOLUZIONE O RESA


Il prossimo 23 maggio 2025 ci aspetterà a Torino un importante convegno su un argomento certamente di attualità: i cani pericolosi o presunti tali. 

ESISTONO RAZZE DI CANI PERICOLOSE ? 

O PIU’ SEMPLICEMENTE BINOMI UMANO/CANE CHE DEVONO ESSERE EVITATI E VIETATI ? 

Probabilmente questi e altri fattori influiscono su un fenomeno che conta in Italia circa 60.000 morsicature all’anno di cui solo una percentuale esigua viene denunciata o finisce nei Pronto Soccorso. In questo convegno affrontiamo questo argomento in modo laico ed equidistante dalle singole correnti del pensiero che spaziano dal anti-specismo al protezionismo, fino ad arrivare a soluzioni drastiche se non cruente. Metteremo uno dietro l’altro gli elementi, le componenti, gli strumenti, i soggetti coinvolti per provare ad individuare un percorso comune, coerente e soprattutto fattibile che contemperi le varie posizioni istituzionali ed opinioni personali,  rendendo la Società più sicura ed il rapporto con gli animali domestici per eccellenza - i cani – più consapevole ed esclusivo. 

AVERE UN CANE NON E’ UN DIRITTO, MA UNA PREROGATIVA CHE COMPORTA RESPONSABILITA’
Tutti i proprietari di cani hanno un idoneo stato psico-fisico e le nozioni necessarie per la conduzione di determinati tipi di animali, abitano in luoghi idonei ad ospitarli, non hanno condanne per maltrattamento animali ed un reddito adeguato alle esigenze dei cani che acquisiscono?

CATEGORIZZAZIONE UNICA DEL CANE
Anche all’interno della stessa razza non tutti i cani sono uguali ed è quindi indubbio che per normare definitivamente il settore vadano individuati in modo serio ed oggettivo  dei parametri la cui valutazione va affidata non a educatori cinofili della domenica, ma a professionisti (Veterinari) senza sovrastrutture, nell’ambito del già esistente presidio di regolarità e legalità, venendo ad assumere un ruolo fondamentale. 

IL CANE : L’OGM PIU’ DIFFUSO AL MONDO
La selezione delle razze canine è  anacronistica? Certamente è fonte di speculazioni, abbandoni, mercificazione, importazioni, evasione, problemi sociali e, attraverso il maltrattamento genetico (es. brachicefali), di problemi sul benessere degli animali. Andare verso il divieto della riproduzione, allevamento, addestramento, importazione di razze / fenotipi problematici?  Implica necessariamente la definizione di uno status di protezione speciale per i soggetti pregressi.

Vi aspetto per approfondire questi ed altri argomenti sul tema con esperti e soprattutto "stakeholders". 

--> PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA al 331.6423207

IL CIRCO CON ANIMALI FA SCHIFO: UNA SEMPLICE PROPOSTA PER ELIMINARLO PER SEMPRE!

È stato finalmente sotto gli occhi di tutti a Licola come gli animali sono trattati ed "educati" nei circhi: feroci frustate e lancio di pesanti pedane addosso.

Non possiamo credere neanche un po' alla "situazione particolare" pateticamente invocata dai circensi, anche vista la dimestichezza dimostrata dal domatore nell'infliggere sofferenza, evidentemente avezzo a tali usi per l'allenamento agli spettacoli.

Basta con l'ambiguità sulla parola "circo" che opacizza la necessaria distinzione fra con o senza animali, accomunandoli però nei generosi finanziamenti annuali che lo Stato elargisce a questi figuri.

Un appello alle istituzioni e a Michela Vittoria Brambilla che in Parlamento vuole farsene portavoce: far rispettare rigorosamente la normativa restrittiva del 2022 e fare urgentemente una Legge che dirotti, senza ritardi e deroghe, l'attuale finanziamento statale all'Ente Nazionale Circhi (quindi senza nuovi aggravi al bilancio dello Stato) usandolo per finanziare l'immediata presa in gestione da parte di bioparchi degli animali attualmente impiegati nei circhi. Ovviamente sotto il controllo dei competenti ministeri. Sono certo che un così coerente piano di protezione e conservazione troverebbe facilmente anche sostegni economici privati.

Finalmente gli italiani, soprattutto quel 78% che da un recente sondaggio ha affermato di essere contrario ai circhi, vedrebbero tangibilmente usati positivamente i soldi che versano con le loro tasse e i circhi dovrebbero riconvertire i loro spettacoli ad esibizioni umane.

È semplice: perché non si fa? Troppi interessi o, anche qui, con la logica cara ai politicanti, mancette in cambio di voti?

SALVARE VITE E RISORSE DALLA MALAGESTIONE: UN IMPEGNO PER IL 2025

Il calendario del prossimo anno degli amici della Guardia di Finanza  rappresenta, con quel naso in primo piano, l'essenza e l'importanza della ricerca.

Siamo tutti concordi che il grosso problema dell'elusione fiscale, in Italia, non è tanto quello dello scontrino del piccolo commerciante, pur stigmatizzabile. È insito nelle grandi società e negli enti privati.

Le cause? Malafede, quando sono dirette da veri e propri corsari della falsa fatturazione a vantaggio proprio o in associazione con i propri accoliti, oppure incompetenza e sciatteria. 

Sul piano funzionale queste ultime sono le peggiori: perché buttano, nel vero senso della parola, centinaia di migliaia di euro destinati alla missione sociale. E quel che peggio è che coloro che ne sono responsabili restano quasi sempre lì al loro posto, impuniti e magari osannati, liberi di fare altri danni con soldi che intanto non sono loro e non intaccano per nulla le loro belle entrate mensili.

Prendere coscienza ed estirpare quel marcio sarebbe dovere di chi appartiene, condivide, contribuisce con anche solo un euro a quella missione, ma purtroppo è spesso più facile far omertosamente finta di non vedere o farsi infettare dal sistema malato per rimediare qualche vantaggio e sottrarsi a ritorsioni ed intimidazioni.

Io sto con quel cane e quegli uomini che salvano, oltre che vite, giustizia e verità.

LA PERCEZIONE DELLA GATTARA

Occhio ragazze, molti vi vedono così! Si perde nella notte dei tempi la diffidenza popolare nei confronti dell'indipendenza delle donne che viene, semplicisticamente, associata alla loro convivenza con una moltitudine di gatti. Un'immagine evocata a scherno anche nella recentissima lotta elettorale negli USA, cercando di identificare nella categoria "cat lovers" l'aspirante Kamala Harris.

Con un errore di fondo: è un ossimoro voler categorizzare l'indipendenza di pensiero. Essa, in quanto tale, non può essere classificata perché si differenzia, è flessibile, assume milioni di sfumature. Il "trait d'union" gattofilo è spesso determinato dalla capacità e volontà di gestire animali meno accondiscendenti di cani ed altri più urbanizzati.

Ma al tempo stesso non è un lasciapassare assolutorio: perché ci sono anche le cattive gestioni, le accumulatrici e gli accumulatori compulsivi. Se uno è un imbecille, un incapace rimane tale e non ha attenuanti perché salva animali che, come in tutto, non devono essere usati come facile alibi (non si possono lamentare e denunciare) per dare un senso a vite altrimenti prive di spessore e valore.

Il loro coinvolgimento nel vivere di ognuno deve essere una scelta consapevole, presa con il necessario senso di responsabilità e del limite, all'interno di esistenze già realizzate nel contesto sociale. Persone eccellenti che si occupano anche di gatti, non mediocri che usano i gatti per sembrare migliori.

Altrimenti gli animali diventano pietistico specchietto per allodole umane che scambiano l'opportunismo per bontà, la furbizia per capacità, non lontano dalle strumentalizzazioni dei mendicanti con animali.

Un grazie profondo alle donne che si occupano con sacrificio e dedizione alla cura ed alla sterilizzazione di questi meravigliosi felini, splendidi e misteriosi come loro.

E anche agli uomini (e non sono pochi!) che fanno altrettanto.

L'INTELLIGENZA DEI POLPI E L'IGNORANZA UMANA: VIETARE LA VENDITA DI ANIMALI VIVI.

Il servizio de Le Iene  che ha portato alla chiusura dei profili social su cui si seviziava fauna ittica con balletti di scarso gusto ci evidenzia fra gli altri due aspetti.

Innanzitutto il retroterra d'ignoranza che alberga dietro ogni maltrattamento animale e che considera "divertente" cose come tirare schicchere agli occhi dei polpi da parte di una persona che ha solo l'attraenza fisica visto che  per qualificarsi socialmente dichiara "sono una mamma". È giusto ricordare a questa signora (e in generale) che gli esiti di 5 minuti di un'attività ludica di incontro fra un ovulo ed uno spermatozoo non fanno necessariamente una brava persona, anche visto il detto che la madre degli ignoranti è sempre incinta. L'obiettivo reale ed edificante è essere una brava madre e ciò implica insegnare ai figli compassione, empatia e tutti concetti che lo zoppicante uso dell'italiano di questi soggetti indica come ad essi sconosciuti.

L'altro punto nodale è che per raggiungere risultati concreti sia necessario l'attivismo, la protesta anche eclatante. Il culturalismo fine a se stesso è sterile, patetico, polveroso. Serve solo ad una certa "intellighènzia" ad autocelebrarsi, a mantenersi a galla in un'affannosa ricerca di riscatto di vite altrimenti insipide, scialbe, insignificanti. Ma è una comunicazione che non raggiunge la massa grezza che è alla base del perdurare del maltrattamento degli animali.

Mentre le piattaforme come #instagram  e #tiktok  stanno a guardare non intervenendo insieme alle ASL ed agli organi competenti, ci vogliono i "rompiscatole" come Filippo Roma  e Enrico Rizzi  per far finalmente finire certi scempi. Quindi oggi anche i loro detrattori devono stare muti e ringraziarli a nome di quei polpi martoriati.

Basterebbe vietare la vendita di fauna ittica viva, ma ciò (mi rendo tristemente conto) sarebbe troppo intelligente: ci arriverebbe forse un polpo, ma è troppo per "solo mamme" e politicanti.

CUNEO: LUPI ALL'ATTACCO O ATTACCO AI LUPI?

È di certo un inquietante dilemma per chi possiede animali domestici senza scopo di sfruttamento (e quindi idealmente li ama) vederli minacciati una volta tanto non dall'uomo, ma da altri animali: i lupi. Osservati ad avvicinarsi alle stalle di asini e pecore nel parco fluviale di Cuneo, generano giusta apprensione e segnalazione alle Autorità competenti.

Inutile negare che decidere "chi salvare" significa entrare nelle controverse tematiche dello specismo che spesso scade o nella razionale tutela degli animali come proprietà oppure nella demagogia utopica del "tutti salvi".

Di certo vanno approfondite le cause. La proposta ipotesi della discesa a valle a causa della saturazione degli areali da parte di altri esemplari, pur con autorevoli proponenti, è sviante sulle reali cause scatenanti e può essere interpretata come assolutoria sulla genesi umana del problema.

Esso va infatti ricondotto alla riduzione o allo spostamento, a causa del prelievo venatorio, di specie predabili dai lupi negli areali di montagna. Non è certo un caso che gli avvistamenti sia di prede (es. caprioli) che dei lupi predatori in aree suburbane avvenga prevalentemente in periodi di apertura della caccia. 

È una questione di equilibrio, quella cosa che l'uomo non riesce a fare in nessun campo, tantomeno quello ambientale. Lasciar fare alla Natura non nel caso specifico, ma in generale, è l'unica strada percorribile e di buon senso, ma interrotta da troppi interessi particolari e lobby venatorie che già stanno spingendo, con pressioni economiche e di clientela, ad una riduzione dello stato di protezione del lupo.

A perderci, come sempre, sono tutti gli animali.

UN BUON SEGNALE: MA CON IL SISTEMA GIUDIZIARIO ITALIANO BASTERÀ?

È indubbio che l'aumento delle pene per il maltrattamento e l'abbandono degli animali sia una buona notizia perché rende percepibile il riconoscimento della gravità dell'atto da parte dello Stato.

Al tempo stesso è necessaria una riflessione su quanto tali norme saranno effettivamente efficaci nella prevenzione in un Paese come il nostro. Se da un calcolo approssimativo si può già ipotizzare che il neo ergastolano Filippo Turetta sarà già fuori dal carcere a 44 anni di età non è peregrina l'ipotesi che fra applicazione parziale, attenuanti e considerata da molti giudici "tenuità del fatto" difficilmente vedremo in carcere qualcuno per l'abbandono.

Anche perché la spesso richiesta "flagranza" del reato è un evento raro. Quindi bene la norma come segnale, ma non come soluzione.

Quest'ultima passa dalla prevenzione, fatta di sterilizzazione a tappeto e ferrea applicazione dell'identificazione. 

E soprattutto dallo stroncare il business sulla pelle dei randagi, quello dei trasferimenti massivi in pozzi senza fondo, dove spariscono fra cessioni fasulle e conferimento a canili lasciati poi da soli a gestirseli con risorse solo promesse.

LE TESTE DI CA ... RTA UCCIDONO!

Bracconieri e cacciatori sono uomini crudeli che infliggono sofferenza e morte ad esseri indifesi. Si "allenano" sugli animali e poi arrivano, chissà, magari ad altri deboli umani. Cattivi che uccidono buoni che hanno come unica colpa di popolare i boschi che gli umani vogliono depredare, fare propri. Ma peggio di loro ci sono le teste di ca ... rta, i burocrati che si nascondono dietro delibere, ordinanze mandando vigliaccamente altri a fare il lavoro sporco.

Un errato diritto di prelazione e concetto di prevalenza umana che ha radici bibliche ed è alla base di ogni ormai quotidiano attacco alla Natura. Essa, per rimanere tale, è selvaggia, talvolta anche brutale. Non è quella dei vari "visit Trentino" fatta di prati rasati, famiglie con la bici elettrica, ma di posti inaccessibili che si raggiungono, se mai si vuole, a proprio rischio, con scarponi pesanti e soprattutto tanta preparazione da cui deriva il rispetto e la prudenza.

Basta elisoccorso per escursionisti impreparati in infradito, basta rimborsi per danni a persone e cose sui sentieri di montagna. E soprattutto basta uccisioni decise dai burocrati ed attuate da chi non ha quel diritto di obiezione di coscienza che dovrebbe essere garantito e su cui si dovrebbero spendere battaglie: solo facendo mancare gli operatori (gli agenti che agiscono) si fermano gli ursicidi.

Invece di patetici ricorsi che aumentano solo il volume di inutili ed inefficaci scartoffie ad "orso morto" ingrassando avvocati, ci vorrebbe lotta, competenza e coraggio, componenti che certo sembrano non abbondare nella retorica a cui si affida la difesa degli orsi.

LE SAMARITANE ... DEL BUSINESS SULLA PELLE DEI CANI!

Un servizio crudamente reale quello trasmesso da Fuori dal coro su Rete4 che dà lo spaccato del business che gravita intorno al finto buonismo sulla pelle dei randagi, specie del Sud, area geografica dove abbonda la "materia prima".

Perché una cosa è l'adozione consapevole diretta di questi sfortunati o tramite strutture autorizzate che nel frattempo danno garanzia di buon trattamento, tutt'altra è "fare i belli" prelevando tanti cani per poi scaricarne la gestione e gli oneri a un "qualunque" di cui ci si ricorda (forse) solo per pagare le rette mensili, ovviamente con i soldi non propri di qualche "pantalone". E poi ci sono le "zingare", luride come i recinti in cui fanno vivere inadeguatamente povere anime che perdono, nei morsi della forzata convivenza, orecchie, zampe e dignità.

Luoghi immondi (o che fanno diventare tali per incapacità gestionale, improvvisazione, approssimazione) a cui qualche improvvido cittadino o, peggio, colpevoli enti di tutela affidano quegli animali che rendicontano come "salvati" per giustificare la richiesta di contributi e donazioni.

È un metodo che non risolve il problema perché lo toglie a quelle Amministrazioni che dovrebbero invece essere messe di fronte alle loro responsabilità. Se prendessimo 2 milioni di euro e li spendessimo in un piano coordinato e capace di sterilizzazione, identificazione ed azione coordinata con le Amministrazioni pubbliche  non dovrebbe più partire un cane dalla Sicilia.

Finché invece chi c'è lì ha a disposizione preferisce disperderli in centinaia di autoreferenziali operazioni spot per autopromuoversi e coltivare il consenso spicciolo loro continueranno a morire nel modo più atroce, soli e dimenticati, protagonisti solo in un astratto (e gonfiato) report.

STALLI TEMPORANEI: CARITATEVOLI DISPONIBILITÀ O POZZI SENZA FONDO?

È una storia piccola, insignificante per i più, ma che colpisce come un pugno allo stomaco: Toby aveva smesso di salutare.

Tutti noi che frequentiamo i luoghi dove si detengono temporaneamente, a vario titolo gli animali, conosciamo la loro naturale propensione al farsi vedere, quasi a salutarci, a chiederci di portarli via da quel luogo. Anche Toby lo faceva, in quanto non apparteneva a quella minoranza che sta in disparte per paure indotte da maltrattamento. Poi, dopo 3 anni in quel luogo finalizzato a sostenere l'egoismo di chi vive di carità pelosa, ha semplicemente smesso, come rassegnato ad un futuro di prigionia che gli era stato imposto per la sola colpa di essere un randagio libero ed indipendente. Dopo un lungo e disagevole trasferimento di 1000 chilometri, condannato ad un "fine pena mai" in uno stallo, per di più a pagamento.

Da veri amanti disinteressati degli animali urge una riflessione: quando interferiamo nella vita di un animale, dobbiamo farlo senza approssimazione e SOLO se abbiamo la certezza preventiva di migliorarla. E ciò include, necessariamente, non solo il cibo e le cure, ma anche la qualità della vita e la libertà. L'amore in affitto è solo umano e si chiama prostituzione. Gli animali vanno sottratti dagli speculatori e dai falsi buoni che si lucidano la coscienza dando amore a termine. 

Ripensando forse il concetto stesso di gestione del randagismo. Animali non come pacchi da trasferire, da stoccare da qualche parte in attesa di improbabili "clienti" (adottanti consapevoli) per toglierli dagli occhi e dai costi della comunità che li produce. Al contrario: lì dove il bubbone cresce va fatto esplodere, mettendo di fronte gli stakeholders e le Amministrazioni ad interventi efficaci di prevenzione che non sono i trasferimenti, ma diffuse campagne di sterilizzazione e rigorosa applicazione dell'anagrafe canina.

Un approccio molto diverso da quello pietistico e meramente assistenziale sempre più diffuso che acuisce il fenomeno perché non lo risolve alla radice.

Toby? Nel frattempo è morto là, dietro le sbarre, probabilmente con il ricordo di quelle colline su cui felice e libero scorrazzava finché, con una falsa promessa, quella "signora" non lo portò qui, al freddo.

Immagine di repertorio dal WEB

ORAZIO DELLO SPAZIO NON FU RE, MA VITTIMA

Era il 1966 o giù di lì quando allo Zecchino d'Oro, manifestazione canora per bambini antesignana di tutti gli odierni "talent", con il Coro dell'Antoniano si cantava "Orazio nello spazio".

Una sorta di cantilena che raccontava di un cane appassionato di missili che, schiacciando per sbaglio qualche bottone (quindi colpa sua!), andava in orbita guardando dall'alto la Terra girandoci intorno 103 volte, diventando blu e, dice il testo, il Re dello spazio. Con una malcelata crudeltà in quel "aveva le vertigini, vedeva tutto blu".

Una tragicommedia con cui i grandi intortavano i noi allora bambini, loro ben consapevoli della sorte anni prima di Laika, il cane che venne sperimentalmente lanciato in orbita nel 1957. Agonizzò per ore, terrorizzata, bloccata in quello spazio che divenne la sua tomba, non il suo regno.

La vita è spesso brutta, soprattutto per gli animali. Trovate il coraggio di dirlo ai bambini che così, crescendo, sapranno apprezzare, non dandoli per scontati, i valori di verità e giustizia. 

Orazio e Laika: scusate quell'inconsapevole bambino che cantò quella ingannevole canzoncina in qualche recita casalinga che vi dipingeva re, nascondendo alle orecchie e al cuore il vostro tragico destino.

NON COMANDARE IL CANE, MA PERMETTERGLI DI TIRARE FUORI IL BAMBINO CHE C'È IN NOI

Quando un cane entra nella nostra vita, inizia come con chiunque altro il confronto delle personalità, dei rapporti di forza e di dipendenza.

La tentazione, nel latente antropocentrismo che c'è in ogni essere umano, è di cedere alla presunzione di superiorità e quindi voler educare, dare comandi, imporgli di fare delle cose; ed il tutto con l'ipocrisia del "per il suo bene".

Fatto salvo per eventuali, gravi difetti comportamentali, condivido il parere di chi invita a diventare compagni di gioco del nostro cane. Con i giochi che piacciono a lui, che lo divertono e non che soddisfino, invece, i desideri di dominio, controllo, manipolazione che caratterizzano l'umano.

La spontaneità del cane, la sua naturale allegria, la sua dolce ingenuità e la sua incrollabile fiducia possono essere una straordinaria occasione per noi: ridiventare bambini con la purezza dei sentimenti, non per stupido infantilismo o banale, stridula, umanizzazione.

Togliamoci dalla testa la dominanza: è lui che ci insegna, ci educa al poter essere veri e conseguentemente liberi. Ogni giorno.

L'INADEGUATEZZA ANIMALISTA NELLA BATTAGLIA CONTRO LA CACCIA

E LUI È CONTENTO E BEATO ...

Li ha appena uccisi. Sono così piccoli che escono a malapena dalle manone rozze di Sergio Berlato che non nasconde la soddisfazione di questa prima giornata di sangue.

Che aspettarsi dalla testa e dal cuore di un rappresentante delle Istituzioni che ostenta la prevaricazione sul debole, l'offesa alla Natura con l'uccisione di animali indifesi che non danno fastidio a nessuno ed anzi allietano con il loro canto le campagne?

Nulla o, quel che peggio, nulla di buono. Perché oltre a sparare, questo bel tomo è nelle stanze dei bottoni dove si decidono (guarda un po'!) le Leggi sulla caccia.

Ma c'è una logica in tutto ciò: i cacciatori votano e mandano a comandare amici fedeli. L'ambientalismo è invece così miope/stupido da far occupare i posti che dovrebbero essere di rappresentanza degli interessi della Natura a gente come Ilaria Salis , che mai se ne è occupata in tutta la sua vita ed è lì certo non per difendere i beccaccini.

Ecco perché finché funzionerà così i cacciatori vinceranno, sempre. Chi è causa del suo mal ... ma purtroppo il male arriva agli #animali

GOD BLESS AMERICAN CATS AND DOGS

Saranno cani e gatti a decidere il voto in America? Credo di no, anche se i due candidati si affannano, raschiando il fondo di ogni barile, a proclamarsi in campagna elettorale amanti degli animali. 

Donald J. Trump mostrando la propria indignazione per il presunto uso alimentare di cani e gatti da parte degli immigrati irregolari, Kamala Harris  mostrando sulle magliette elettorali la sua vicinanza alle Cat Ladies, le gattare che, nella visione Yankee, sono spesso considerate vicine a patologie psichiatriche antisociali.

C'è da crederci? Saranno le gattare a decidere il futuro USA? Ahimè pare evidente che siano manovre elettorali pure e semplici, d'altronde diffuse visto che in tutto il mondo abbiamo esempi di politici trombati o decaduti che hanno cavalcato la leva dell'amore per gli animali per cercare di restare a galla.

L'America reale sceglierà in base alla possibilità, vera o verosimile, di rialzarsi dall'economia affossata dagli ultimi anni di una presidenza inadeguata e solo intenta a seguire pavidamente il vento di cattivi consiglieri. E poi ad influenzare il voto ci sarà la lobby delle armi, la diffusa cultura della caccia, l'alto consumo proteico fra carne e junk-food, il fraking petrolifero, lo sfruttamento delle foreste. Insomma, tesi tutt'altro che ambientali a cui entrambi gli schieramenti affideranno le loro promesse.

D'altronde una sfumatura che tanto sfumatura non è. Entrambi si dichiarano "pet lovers", quindi amanti (solo) degli animali domestici a cui, come a tutti gli altri, non rimarrà che restare a guardare il loro ennesimo sfruttamento: di immagine.

LA TENEREZZA DEL TORO

Questo è un toro prima della sua ultima corrida. Un animale possente che si avvicina con delicatezza, tenerezza e fiducia a colui che lo accudisce e lo nutre con una prelibatezza.

Fra qualche ora, per rendere "cattivo" ciò che non lo è, verrà tenuto al buio, gli saranno scorticate le punte delle corna per renderle più sensibili, gli verranno fiaccati i reni con percosse, verrà indebolito con potenti purghe, gli saranno unti gli occhi per diminuire la sua vista, gli verrà infilata ovatta nelle narici per rendere difficolto
so il respiro. Per contrastare la sua naturale mitezza le sue zampe vengono cosparse di acido ustionante, gli vengono conficcati spilli nei testicoli e poi, ad inizio corrida, torturato prima dai “picadores” che (dall’alto di un cavallo che viene spesso anche lui ferito) conficcano una lancia nei muscoli che gli permettono di alzare la testa. E poi arrivano i “banderilleros” che piantano in quella ferita degli arpioni che strapperanno le carni ad ogni movimento.

Il toro che arriva nell’arena è solo un animale terrorizzato che cerca disperatamente una via d'uscita. Il "matador" si atteggia a figura coraggiosa e sprezzante del pericolo, ma è in realtà un pupazzo, un guitto, un figurante codardo che affronta quello che è un fantasma debilitato rispetto al fiero animale che è stato fino a poche ore prima.

Il colpo finale con la spada, recidendo il midollo, non uccide il toro, ma lo paralizza: quindi è ancora cosciente quando gli vengono tagliate orecchie e coda come macabri "trofei". 

La Natura, quella con la N maiuscola, sa a volte essere spietata e cruda, ma sempre e solo per necessità, fame, difesa. La crudeltà gratuita appartiene solo alla piccola e vigliacca natura di quegli umani che vivono nella prevaricazione, slealtà, presunzione di superiorità le loro miserabili vite.

NO ALLA CACCIA SUI TERRENI PRIVATI: PROVIAMOCI CON UNA FIRMA

1 settembre: in molte regioni comincia la caccia e, volenti o nolenti, dobbiamo abituarci a vedere cacciatori in giro, anche sui nostri terreni. 

Ciò, in un'abitudine tutta italiana di adattare norme e regolamenti ai porci comodi di qualcuno, è reso possibile dall’art. 842 del Codice Civile, che recita: “Il proprietario di un fondo non può impedire che vi si entri per l’esercizio della caccia, a meno che il fondo sia chiuso nei modi stabiliti dalla legge sulla caccia o vi siano colture in atto suscettibili di danno". 

Una norma ignobile che contraddice l'inviolabile (?) Carta Costituzionale che all’art. 42 dice: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.” 

Basta. Non voglio cacciatori nel mio terreno. 
Voglio che su esso gli animali selvatici abbiano vita e protezione. 

C'è in proposta un referendum per l'abrogazione dell'articolo 842;
ma come al solito per colpa un po' le norme, un po' la disinformazione di chi mette al vento solo le proprie bandierine, nessuno ne sa nulla. 

Sarà anche solo simbolico, ma lo si può sostenere firmando facilmente online. Io l'ho fatto. E tu? 

FIRMA QUI CON IL TUO SPID

LA SUA CORSA LIBERA

Credo non ci sia niente di più maestoso, possente e meraviglioso di un cavallo che galoppa. Ovviamente quando è libero di farlo come nelle praterie dello Utah o sulle spiagge della Camargue, come ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi.

Non quando è costretto dalle frustate, dal dolore, dalla paura per gareggiare in ippodromi o, peggio, nei palii come quello di Siena. In quest'ultimo è già successo che cavalli "scossi" (senza fantino) gareggiassero o addirittura vincessero.

Ma la particolarità di questo episodio in un ippodromo è che il cavallo non ha perso il fantino durante la gara e quindi fosse già stato in qualche modo spinto, costretto, stimolato: in questo caso, per un incidente in partenza, il cavallo è partito da solo.

E senza frustate e fantino ha vinto, sulle ali della libertà. Una lezione per tutti noi umani che dovremmo capire che gli #animali vanno assecondati ed apprezzati per la loro indole ed attitudine e non forgiati e piegati ai voleri degli umani. Di marionette, fr
a questi ultimi, ce ne sono già abbastanza.

LA RITORSIONE, ARMA DEI MISERABILI

L'ambientalista Paul Watson, fondatore di Sea Shepherd e uno dei co-fondatori di Greenpeace, attivista da tempo impegnato contro la caccia alle balene, è stato arrestato su mandato internazionale del Giappone in Groenlandia, dove è attualmente detenuto.

Il motivo? Aver documentato e denunciato il paese del Sol Levante per le sue continue violazioni alla moratoria del 1986 contro la caccia delle balene a scopo commerciale. 

Il Giappone continua a cacciare, uccidere e macellare balene a proprio piacimento, millantando questa attività come "ricerca scientifica".

Salvare le balene non può essere un reato!

Paul, per il quieto vivere diplomatico fra Paesi, rischia l'estradizione in Giappone, dove sarebbe detenuto in quelle che vengono definite le peggiori prigioni al mondo. 

DIFFONDI E FIRMA la petizione ( firma qui ) per sostenere la liberazione di Watson diretta al Ministro della Giustizia danese.

Credit: Image by Marco Bravi

SCAMBIO DI SGUARDI

Lo sguardo è il primo codice di comunicazione fra due esseri viventi. 

Nella comunicazione non verbale umana lo sguardo è usato per entrare in intimità ed empatia con l’interlocutore.

Nel mondo animale, dove la comunicazione non verbale è prevalente, lo sguardo fisso è invece generalmente interpretato come una minaccia, una richiesta di distanza per evitare lo scontro.

Il sistema evolutivo del cane, nell’arco di migliaia di anni di vita insieme a noi, ha sviluppato capacità socio-cognitive che gli consentono di interagire e comunicare in modo efficiente con gli esseri umani

Sono i cani che hanno avuto la capacità, l'intelligenza, l'intuito di adattarsi a noi, così tanto che la scienza ha accertato che quando un cane e il suo umano hanno uno scambio di sguardi prolungato, i livelli di ossitocina rilasciati da entrambi aumentano, così facendo il legame si rafforza arrivando ad avere effetti simili a quello che provano una madre e un figlio.

Credit : Photo Marco Bravi

L'OLTRANZISMO ANIMALISTA

Non era ancora freddo il cadavere di Alain Delon e già sono fioccate le meschinerie, gli scavi nel passato per cercare qualche macchia. Che c'è indubbiamente, visto che da giovane fece il macellaio e prestò la sua immagine per una pubblicità di quelle pellicce che però, contestualizzando un periodo molto differente dalla sensibilità attuale, erano un capo, seppur di lusso, usuale ed indiscusso.

Ancora una volta l'ortodossia animalista arriva a colpire, con il più masochistico dei tafazzismi, un uomo che si è indiscutibilmente e soprattutto fattivamente distinto (con azioni e soldi propri) nella tutela, nel salvataggio, nell'amore per gli animali. Vigliaccamente poi, visto che è morto.

La perfezione non esiste. È vero che la coerenza assoluta è una grande dote, così come l'odore di santità per i Beati, ma è pur vero che addirittura la canonizzazione perdona i peccatori che poi hanno fatto cose da Santi.

L'animalismo integralista no. Per esso pare innanzitutto fondamentale il gesto, l'apparenza, l'ipocrisia della forma: essere vegani, coprirsi con fibre vegetali, dimenticare ogni cibo collegato agli animali, comprese le uova da galline libere e felici (che le fanno in ogni caso).

Se poi si salvano direttamente animali o no, ci si sveni personalmente per spese veterinarie e mantenimento, non si conosca la parola "ferie" per accudire animali per certa "intelligentia" è così meno importante che certi "veri animalisti" si dimenticano di farlo.

"Chi salva una vita salva il mondo intero" dice un vecchio adagio. Dovremmo ricordarlo di più, insieme al fatto che il primo avversario non è una gara di coerenza fra animalisti, ma prioritariamente la cultura di indifferenza al dolore, crudeltà e abbandono che ancora circonda gli animali. Non riconoscere il contributo dato alla causa da ognuno che fa qualcosa, pretendendo la coerenza assoluta o niente, significa dare spazio a quella immagine di fanatismo ed estremismo che viene poi facilmente enfatizzata dando alibi, pretesto e a volte un po' ragione a chi ha interesse a marginalizzare le giuste e sacrosante istanze a tutela degli animali.

È giusto tendere alla perfezione essendo però consapevoli che, nella natura umana, non esiste. È importante apprezzare ogni attenzione, ogni gesto compassionevole nei confronti degli animali, da dovunque e da chiunque esso provenga.

Credit: Image ALAIN DELON SPORCATO by Marco Bravi

NO ALLA CACCIA SUI TERRENI PRIVATI: PROVIAMOCI CON UNA FIRMA

1 settembre: in molte regioni comincia la caccia e, volenti o nolenti, dobbiamo abituarci a vedere cacciatori in giro, anche sui nostri terr...