Non possiamo credere neanche un po' alla "situazione particolare" pateticamente invocata dai circensi, anche vista la dimestichezza dimostrata dal domatore nell'infliggere sofferenza, evidentemente avezzo a tali usi per l'allenamento agli spettacoli.
Basta con l'ambiguità sulla parola "circo" che opacizza la necessaria distinzione fra con o senza animali, accomunandoli però nei generosi finanziamenti annuali che lo Stato elargisce a questi figuri.
Un appello alle istituzioni e a Michela Vittoria Brambilla che in Parlamento vuole farsene portavoce: far rispettare rigorosamente la normativa restrittiva del 2022 e fare urgentemente una Legge che dirotti, senza ritardi e deroghe, l'attuale finanziamento statale all'Ente Nazionale Circhi (quindi senza nuovi aggravi al bilancio dello Stato) usandolo per finanziare l'immediata presa in gestione da parte di bioparchi degli animali attualmente impiegati nei circhi. Ovviamente sotto il controllo dei competenti ministeri. Sono certo che un così coerente piano di protezione e conservazione troverebbe facilmente anche sostegni economici privati.
Finalmente gli italiani, soprattutto quel 78% che da un recente sondaggio ha affermato di essere contrario ai circhi, vedrebbero tangibilmente usati positivamente i soldi che versano con le loro tasse e i circhi dovrebbero riconvertire i loro spettacoli ad esibizioni umane.
È semplice: perché non si fa? Troppi interessi o, anche qui, con la logica cara ai politicanti, mancette in cambio di voti?








