IL CIRCO CON ANIMALI FA SCHIFO: UNA SEMPLICE PROPOSTA PER ELIMINARLO PER SEMPRE!

È stato finalmente sotto gli occhi di tutti a Licola come gli animali sono trattati ed "educati" nei circhi: feroci frustate e lancio di pesanti pedane addosso.

Non possiamo credere neanche un po' alla "situazione particolare" pateticamente invocata dai circensi, anche vista la dimestichezza dimostrata dal domatore nell'infliggere sofferenza, evidentemente avezzo a tali usi per l'allenamento agli spettacoli.

Basta con l'ambiguità sulla parola "circo" che opacizza la necessaria distinzione fra con o senza animali, accomunandoli però nei generosi finanziamenti annuali che lo Stato elargisce a questi figuri.

Un appello alle istituzioni e a Michela Vittoria Brambilla che in Parlamento vuole farsene portavoce: far rispettare rigorosamente la normativa restrittiva del 2022 e fare urgentemente una Legge che dirotti, senza ritardi e deroghe, l'attuale finanziamento statale all'Ente Nazionale Circhi (quindi senza nuovi aggravi al bilancio dello Stato) usandolo per finanziare l'immediata presa in gestione da parte di bioparchi degli animali attualmente impiegati nei circhi. Ovviamente sotto il controllo dei competenti ministeri. Sono certo che un così coerente piano di protezione e conservazione troverebbe facilmente anche sostegni economici privati.

Finalmente gli italiani, soprattutto quel 78% che da un recente sondaggio ha affermato di essere contrario ai circhi, vedrebbero tangibilmente usati positivamente i soldi che versano con le loro tasse e i circhi dovrebbero riconvertire i loro spettacoli ad esibizioni umane.

È semplice: perché non si fa? Troppi interessi o, anche qui, con la logica cara ai politicanti, mancette in cambio di voti?

SALVARE VITE E RISORSE DALLA MALAGESTIONE: UN IMPEGNO PER IL 2025

Il calendario del prossimo anno degli amici della Guardia di Finanza  rappresenta, con quel naso in primo piano, l'essenza e l'importanza della ricerca.

Siamo tutti concordi che il grosso problema dell'elusione fiscale, in Italia, non è tanto quello dello scontrino del piccolo commerciante, pur stigmatizzabile. È insito nelle grandi società e negli enti privati.

Le cause? Malafede, quando sono dirette da veri e propri corsari della falsa fatturazione a vantaggio proprio o in associazione con i propri accoliti, oppure incompetenza e sciatteria. 

Sul piano funzionale queste ultime sono le peggiori: perché buttano, nel vero senso della parola, centinaia di migliaia di euro destinati alla missione sociale. E quel che peggio è che coloro che ne sono responsabili restano quasi sempre lì al loro posto, impuniti e magari osannati, liberi di fare altri danni con soldi che intanto non sono loro e non intaccano per nulla le loro belle entrate mensili.

Prendere coscienza ed estirpare quel marcio sarebbe dovere di chi appartiene, condivide, contribuisce con anche solo un euro a quella missione, ma purtroppo è spesso più facile far omertosamente finta di non vedere o farsi infettare dal sistema malato per rimediare qualche vantaggio e sottrarsi a ritorsioni ed intimidazioni.

Io sto con quel cane e quegli uomini che salvano, oltre che vite, giustizia e verità.

LA PERCEZIONE DELLA GATTARA

Occhio ragazze, molti vi vedono così! Si perde nella notte dei tempi la diffidenza popolare nei confronti dell'indipendenza delle donne che viene, semplicisticamente, associata alla loro convivenza con una moltitudine di gatti. Un'immagine evocata a scherno anche nella recentissima lotta elettorale negli USA, cercando di identificare nella categoria "cat lovers" l'aspirante Kamala Harris.

Con un errore di fondo: è un ossimoro voler categorizzare l'indipendenza di pensiero. Essa, in quanto tale, non può essere classificata perché si differenzia, è flessibile, assume milioni di sfumature. Il "trait d'union" gattofilo è spesso determinato dalla capacità e volontà di gestire animali meno accondiscendenti di cani ed altri più urbanizzati.

Ma al tempo stesso non è un lasciapassare assolutorio: perché ci sono anche le cattive gestioni, le accumulatrici e gli accumulatori compulsivi. Se uno è un imbecille, un incapace rimane tale e non ha attenuanti perché salva animali che, come in tutto, non devono essere usati come facile alibi (non si possono lamentare e denunciare) per dare un senso a vite altrimenti prive di spessore e valore.

Il loro coinvolgimento nel vivere di ognuno deve essere una scelta consapevole, presa con il necessario senso di responsabilità e del limite, all'interno di esistenze già realizzate nel contesto sociale. Persone eccellenti che si occupano anche di gatti, non mediocri che usano i gatti per sembrare migliori.

Altrimenti gli animali diventano pietistico specchietto per allodole umane che scambiano l'opportunismo per bontà, la furbizia per capacità, non lontano dalle strumentalizzazioni dei mendicanti con animali.

Un grazie profondo alle donne che si occupano con sacrificio e dedizione alla cura ed alla sterilizzazione di questi meravigliosi felini, splendidi e misteriosi come loro.

E anche agli uomini (e non sono pochi!) che fanno altrettanto.

L'INTELLIGENZA DEI POLPI E L'IGNORANZA UMANA: VIETARE LA VENDITA DI ANIMALI VIVI.

Il servizio de Le Iene  che ha portato alla chiusura dei profili social su cui si seviziava fauna ittica con balletti di scarso gusto ci evidenzia fra gli altri due aspetti.

Innanzitutto il retroterra d'ignoranza che alberga dietro ogni maltrattamento animale e che considera "divertente" cose come tirare schicchere agli occhi dei polpi da parte di una persona che ha solo l'attraenza fisica visto che  per qualificarsi socialmente dichiara "sono una mamma". È giusto ricordare a questa signora (e in generale) che gli esiti di 5 minuti di un'attività ludica di incontro fra un ovulo ed uno spermatozoo non fanno necessariamente una brava persona, anche visto il detto che la madre degli ignoranti è sempre incinta. L'obiettivo reale ed edificante è essere una brava madre e ciò implica insegnare ai figli compassione, empatia e tutti concetti che lo zoppicante uso dell'italiano di questi soggetti indica come ad essi sconosciuti.

L'altro punto nodale è che per raggiungere risultati concreti sia necessario l'attivismo, la protesta anche eclatante. Il culturalismo fine a se stesso è sterile, patetico, polveroso. Serve solo ad una certa "intellighènzia" ad autocelebrarsi, a mantenersi a galla in un'affannosa ricerca di riscatto di vite altrimenti insipide, scialbe, insignificanti. Ma è una comunicazione che non raggiunge la massa grezza che è alla base del perdurare del maltrattamento degli animali.

Mentre le piattaforme come #instagram  e #tiktok  stanno a guardare non intervenendo insieme alle ASL ed agli organi competenti, ci vogliono i "rompiscatole" come Filippo Roma  e Enrico Rizzi  per far finalmente finire certi scempi. Quindi oggi anche i loro detrattori devono stare muti e ringraziarli a nome di quei polpi martoriati.

Basterebbe vietare la vendita di fauna ittica viva, ma ciò (mi rendo tristemente conto) sarebbe troppo intelligente: ci arriverebbe forse un polpo, ma è troppo per "solo mamme" e politicanti.

CUNEO: LUPI ALL'ATTACCO O ATTACCO AI LUPI?

È di certo un inquietante dilemma per chi possiede animali domestici senza scopo di sfruttamento (e quindi idealmente li ama) vederli minacciati una volta tanto non dall'uomo, ma da altri animali: i lupi. Osservati ad avvicinarsi alle stalle di asini e pecore nel parco fluviale di Cuneo, generano giusta apprensione e segnalazione alle Autorità competenti.

Inutile negare che decidere "chi salvare" significa entrare nelle controverse tematiche dello specismo che spesso scade o nella razionale tutela degli animali come proprietà oppure nella demagogia utopica del "tutti salvi".

Di certo vanno approfondite le cause. La proposta ipotesi della discesa a valle a causa della saturazione degli areali da parte di altri esemplari, pur con autorevoli proponenti, è sviante sulle reali cause scatenanti e può essere interpretata come assolutoria sulla genesi umana del problema.

Esso va infatti ricondotto alla riduzione o allo spostamento, a causa del prelievo venatorio, di specie predabili dai lupi negli areali di montagna. Non è certo un caso che gli avvistamenti sia di prede (es. caprioli) che dei lupi predatori in aree suburbane avvenga prevalentemente in periodi di apertura della caccia. 

È una questione di equilibrio, quella cosa che l'uomo non riesce a fare in nessun campo, tantomeno quello ambientale. Lasciar fare alla Natura non nel caso specifico, ma in generale, è l'unica strada percorribile e di buon senso, ma interrotta da troppi interessi particolari e lobby venatorie che già stanno spingendo, con pressioni economiche e di clientela, ad una riduzione dello stato di protezione del lupo.

A perderci, come sempre, sono tutti gli animali.

UN BUON SEGNALE: MA CON IL SISTEMA GIUDIZIARIO ITALIANO BASTERÀ?

È indubbio che l'aumento delle pene per il maltrattamento e l'abbandono degli animali sia una buona notizia perché rende percepibile il riconoscimento della gravità dell'atto da parte dello Stato.

Al tempo stesso è necessaria una riflessione su quanto tali norme saranno effettivamente efficaci nella prevenzione in un Paese come il nostro. Se da un calcolo approssimativo si può già ipotizzare che il neo ergastolano Filippo Turetta sarà già fuori dal carcere a 44 anni di età non è peregrina l'ipotesi che fra applicazione parziale, attenuanti e considerata da molti giudici "tenuità del fatto" difficilmente vedremo in carcere qualcuno per l'abbandono.

Anche perché la spesso richiesta "flagranza" del reato è un evento raro. Quindi bene la norma come segnale, ma non come soluzione.

Quest'ultima passa dalla prevenzione, fatta di sterilizzazione a tappeto e ferrea applicazione dell'identificazione. 

E soprattutto dallo stroncare il business sulla pelle dei randagi, quello dei trasferimenti massivi in pozzi senza fondo, dove spariscono fra cessioni fasulle e conferimento a canili lasciati poi da soli a gestirseli con risorse solo promesse.

GIORNATA MONDIALE DEL VOLONTARIO ... QUELLO VERO!

Fare il volontario è una missione, uno stile di vita che ce l'hai o non ce l'hai, nel DNA. Quante persone conosco che mi hanno chiesto "ma quanto ti danno? Nulla? E chi te lo fa fare?"

Appunto, facciamoci questa domanda. Dedicare tempo libero, soldi e risorse in modo disinteressato ad una causa è un valore aggiunto inestimabile che non può, non deve essere in nessun modo confuso con chi ne fa un lavoro, spesso con scorciatoie amicali e familistiche che bypassano i concetti di competenza, affidabilità, selezione propri del mondo del lavoro. Altrimenti diventa un gioco delle tre carte dove uno dà, uno fa la bella faccia e l'altro, da sotto, prende lasciando il tavolo vuoto.

Essere pagati per una causa e da chi ne fa bandiera è di per sè legittimo, ma è un dovere morale ed è base per la credibilità stessa di un'organizzazione sapere nomi e cognomi di questi privilegiati, quanto prendono e soprattutto in base a quali criteri sono stati individuati in una scelta che dovrebbe, in ogni caso, essere largamente condivisa.

Altrimenti il volontariato diventa paravento, patina sociale sotto la quale si cela e si replica all'infinito un sistema feudale di amici degli amici, dove la beneficenza ai derelitti servi della gleba è solo un sistema per soggiogarli ancora di più.

In una sana organizzazione di volontariato NON SI UTILIZZANO i volontari come forza lavoro al servizio di pochi caporioni, ma sono i volontari a dover avere gli strumenti per decidere, indirizzare, valutare il buon lavoro o meno erogato. In questo contesto i lavoratori devono essere limitati allo stretto necessario per dedicare alla causa il massimo delle risorse e, questi fortunati, essere al rispettoso servizio di chi spende una moneta preziosissima che si chiama sacrificio ed ha come unica motivazione il mettersi a disposizione, senza il minimo conflitto d'interesse.

Che sia quindi un'ottima giornata dei volontari, quelli veri.

LE TESTE DI CA ... RTA UCCIDONO!

Bracconieri e cacciatori sono uomini crudeli che infliggono sofferenza e morte ad esseri indifesi. Si "allenano" sugli animali e poi arrivano, chissà, magari ad altri deboli umani. Cattivi che uccidono buoni che hanno come unica colpa di popolare i boschi che gli umani vogliono depredare, fare propri. Ma peggio di loro ci sono le teste di ca ... rta, i burocrati che si nascondono dietro delibere, ordinanze mandando vigliaccamente altri a fare il lavoro sporco.

Un errato diritto di prelazione e concetto di prevalenza umana che ha radici bibliche ed è alla base di ogni ormai quotidiano attacco alla Natura. Essa, per rimanere tale, è selvaggia, talvolta anche brutale. Non è quella dei vari "visit Trentino" fatta di prati rasati, famiglie con la bici elettrica, ma di posti inaccessibili che si raggiungono, se mai si vuole, a proprio rischio, con scarponi pesanti e soprattutto tanta preparazione da cui deriva il rispetto e la prudenza.

Basta elisoccorso per escursionisti impreparati in infradito, basta rimborsi per danni a persone e cose sui sentieri di montagna. E soprattutto basta uccisioni decise dai burocrati ed attuate da chi non ha quel diritto di obiezione di coscienza che dovrebbe essere garantito e su cui si dovrebbero spendere battaglie: solo facendo mancare gli operatori (gli agenti che agiscono) si fermano gli ursicidi.

Invece di patetici ricorsi che aumentano solo il volume di inutili ed inefficaci scartoffie ad "orso morto" ingrassando avvocati, ci vorrebbe lotta, competenza e coraggio, componenti che certo sembrano non abbondare nella retorica a cui si affida la difesa degli orsi.

LE SAMARITANE ... DEL BUSINESS SULLA PELLE DEI CANI!

Un servizio crudamente reale quello trasmesso da Fuori dal coro su Rete4 che dà lo spaccato del business che gravita intorno al finto buonismo sulla pelle dei randagi, specie del Sud, area geografica dove abbonda la "materia prima".

Perché una cosa è l'adozione consapevole diretta di questi sfortunati o tramite strutture autorizzate che nel frattempo danno garanzia di buon trattamento, tutt'altra è "fare i belli" prelevando tanti cani per poi scaricarne la gestione e gli oneri a un "qualunque" di cui ci si ricorda (forse) solo per pagare le rette mensili, ovviamente con i soldi non propri di qualche "pantalone". E poi ci sono le "zingare", luride come i recinti in cui fanno vivere inadeguatamente povere anime che perdono, nei morsi della forzata convivenza, orecchie, zampe e dignità.

Luoghi immondi (o che fanno diventare tali per incapacità gestionale, improvvisazione, approssimazione) a cui qualche improvvido cittadino o, peggio, colpevoli enti di tutela affidano quegli animali che rendicontano come "salvati" per giustificare la richiesta di contributi e donazioni.

È un metodo che non risolve il problema perché lo toglie a quelle Amministrazioni che dovrebbero invece essere messe di fronte alle loro responsabilità. Se prendessimo 2 milioni di euro e li spendessimo in un piano coordinato e capace di sterilizzazione, identificazione ed azione coordinata con le Amministrazioni pubbliche  non dovrebbe più partire un cane dalla Sicilia.

Finché invece chi c'è lì ha a disposizione preferisce disperderli in centinaia di autoreferenziali operazioni spot per autopromuoversi e coltivare il consenso spicciolo loro continueranno a morire nel modo più atroce, soli e dimenticati, protagonisti solo in un astratto (e gonfiato) report.

NO ALLA CACCIA SUI TERRENI PRIVATI: PROVIAMOCI CON UNA FIRMA

1 settembre: in molte regioni comincia la caccia e, volenti o nolenti, dobbiamo abituarci a vedere cacciatori in giro, anche sui nostri terr...