Questo è un toro prima della sua ultima corrida. Un animale possente che si avvicina con delicatezza, tenerezza e fiducia a colui che lo accudisce e lo nutre con una prelibatezza.
Fra qualche ora, per rendere "cattivo" ciò che non lo è, verrà tenuto al buio, gli saranno scorticate le punte delle corna per renderle più sensibili, gli verranno fiaccati i reni con percosse, verrà indebolito con potenti purghe, gli saranno unti gli occhi per diminuire la sua vista, gli verrà infilata ovatta nelle narici per rendere difficolto
so il respiro. Per contrastare la sua naturale mitezza le sue zampe vengono cosparse di acido ustionante, gli vengono conficcati spilli nei testicoli e poi, ad inizio corrida, torturato prima dai “picadores” che (dall’alto di un cavallo che viene spesso anche lui ferito) conficcano una lancia nei muscoli che gli permettono di alzare la testa. E poi arrivano i “banderilleros” che piantano in quella ferita degli arpioni che strapperanno le carni ad ogni movimento.
Il toro che arriva nell’arena è solo un animale terrorizzato che cerca disperatamente una via d'uscita. Il "matador" si atteggia a figura coraggiosa e sprezzante del pericolo, ma è in realtà un pupazzo, un guitto, un figurante codardo che affronta quello che è un fantasma debilitato rispetto al fiero animale che è stato fino a poche ore prima.
Il colpo finale con la spada, recidendo il midollo, non uccide il toro, ma lo paralizza: quindi è ancora cosciente quando gli vengono tagliate orecchie e coda come macabri "trofei".
La Natura, quella con la N maiuscola, sa a volte essere spietata e cruda, ma sempre e solo per necessità, fame, difesa. La crudeltà gratuita appartiene solo alla piccola e vigliacca natura di quegli umani che vivono nella prevaricazione, slealtà, presunzione di superiorità le loro miserabili vite.

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