SENZA PROSPETTIVA, SIAMO TUTTI NEL MIRINO

C'è un concetto estremamente complesso nella prospettiva che, dietro il rigore geometrico, nasconde l'essenza stessa delle complicazioni della vita. Linee apparentemente convergenti che, nella realtà, restano parallele come rotaie di un treno senza incontrarsi mai fino ad un punto, teorico quanto assurdo, chiamato infinito.

In fondo un po' come nelle nostre esistenze: persone ed ideali a volte sembrano apparentemente coincidere, ma sono destinati a mai raggiungersi, interrotti dagli intrighi, rosi dalle invidie, piegati dalle convenienze.

Ed allora, in questo mondo che di infinitesimale ha solo il livello ottuso di politicanti e affini incapaci di reggere i confronti, la prospettiva si riduce al dito, dimenticando la luna. Diventa un obiettivo che come tale va spazzato via, con ogni mezzo, più o meno lecito: e dopo quello un altro e un altro ancora.

In quella logica del massacro seguita da chi, senza talento e capacità per costruire, trova sbrigativa scorciatoia di affermazione nel distruggere la pace, il benessere diffuso, quell'armonia che stava nella contemplazione e rispetto dei grandi statisti, architetti, inventori, artisti; ormai utopica in una realtà odierna dove l'ultimo degli scalpellini si atteggia a Michelangelo.

Come un cecchino impazzito, il suo mondo, il suo infinito non va oltre il puntino rosso del suo mirino. E alla fin fine, aldilà della coscienza e della moralità personale che ognuno dovrebbe avere, a pensarci bene non è neanche tutta colpa sua. Ma di chi lo comanda in guerre che sono solo di chi, lontano e ben riparato, le dichiara.

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