Non devono proprio più sapere come difendere il disastro creato negli ultimi 2/3 anni (buchi centrali da milioni di euro, la sparizione del sostegno alle Sezioni – che promettono in un futuro indefinito – gli stipendi d’oro, i contratti nascosti) se devono trascendere in attacchi personali, miserabili ed infondati. Si parla in modo specioso di un computer (usato per 10 anni per ENPAskill, ricordate quando ENPA formava le sue Guardie?), di 2 macchine in 20 anni usate solo per servizio ed attraverso i cui viaggi si sono prodotti milioni di euro di risorse. Ciliegina sulla torta la presunta chiusura forzata dell’ambulatorio di Firenze, omettendo che era privo di autorizzazione sanitaria, che i farmaci comprati da ENPA finivano in ambulatori privati e che soprattutto quel commissariamento era stato fortemente voluto dalla smemorata – ma le carte parlano -Presidente Rocchi contro una sezione “rea” di avere 5 macchine e “non fare nulla per gli animali” … poi gli hanno promesso fedeltà e voti e allora via a scaricare su qualcun altro e a fornire altre macchine!
Il tutto poi dimenticando una cosa fondamentale: quel poco era tutto speso alla luce del sole e approvato, deliberato, controllato dai revisori compresa la vicenda contrattuale del candidato Daniele Cavazzana che adesso, da uomo e volontario libero dalle logiche intimidatorie e clientelari, sta dicendo con competenza e conoscenza la verità sui vizi contabili. Differenza sostanziale rispetto ai conflitti d’interesse, ai contratti mai passati in deliberazione, alle scatole cinesi interinali che vogliamo debellare per dare più risorse ai volontari e meno ai burocrati di potere.
I candidati farebbero bene ad alzare la testa e pensare con essa piuttosto che farsi imboccare e “copia-incollare” i comunicati, quelli sì rancorosi, di parassiti spaventati dal doversi cercare un lavoro vero al di fuori di ENPA come io ho sempre fatto. Anche perché su falsità e diffamazioni che diffondono ne dovranno rispondere nelle opportune sedi: non importerà se l’ha scritto chi, invece di lavorare, fa politica nell’ente.

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